AGGIUS
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LE TRACCE DEL PASSATO
Il territorio di Aggius ha avuto sin dalle epoche più remote la presenza di numerosi abitatori che ne utilizzavano le caratteristiche svernando nelle zone prossime al mare e riparando poi verso l'interno per fronteggiare i disagi di estati secche e malariche ma anche per sfuggire a incursioni di ospiti poco graditi che giungevano dal mare, come i barbareschi e i saraceni.. Molte sono le testimonianza di tale presenza in ogni epoca: ripari sotto roccia utilizzati dai primi abitatori e via via, fino ad epoche recenti, dai pastori; grotte o conche usate come sepolture; circoli megalitici, appartenenti presumibilmente alla "Cultura di Arzachena" nella zone di Pitrischeddhu, Paramuru, La Ciacca e Salvagnolu, i villaggi prenuragici di Boda e Li Parisi; il Nuraghe Izzana famoso per la sua tholos. Nei pressi di Aggius passava una delle strade romane che originandosi da Tibula( l'odieno territorio di santa Teresa?) si dipartiva verso l'interno e il capo di sotto dell'isola. In zone che conservano nomi da esse derivate - Monticareddu, "lu coddhu di la iddha", presso lo stazzo di Scala- esistono i resti delle "villae" medievali di Monticarello e Scalia. Nelle immediate vicinanze del paese inoltre sorgevano le chiese di Sant'Agata, Sant'Ubaldo, San Sebastiano e Santa Degna mentre nelle campagne sono ancora in auge , specie per le annuali feste, le cappelle della Madonna della Pace a Bonaita, San Lussorio( Santu Lusunu ), San Pietro, San Filippo, San Michele e San Giacomo, quest'ultima con annesso un piccolo camposanto. Nelle vicinanze dell'abitato infine, in quelle aree coltivate ad orti, vigneti e frutteti perdurano dei "lacchi "e dei "laccheddhi" , vasche e vaschette scavate nella roccia e adibite alla pigiatura dell'uva e alla raccolta del mosto. A testimonianza di un'intensa e antica attività vitivinicola della gente di Aggius.
La Conca
Nuraghe Izzana
Lu Laccu
"La Conca"
" Nuraghe Izzana"
"Lu laccu"

LA STORIA
Il nome del paese nella forma di AGIOS si incontra per la prima volta nella tabella delle imposte fatta compilare dal re di Aragona nel 1358 per stabilire il censo che ciascuna "villa" era tenuta a pagare . La sua storia inizia praticamente dal quel periodo ed è pressoché uguale e comune a quella di tutte le altre "villae" di Gallura, fra le quali occupava, per importanza e grandezza, il secondo posto della curatoria di Gemini. Spentosi il giudice Nino e smembrato il Giudicato di Gallura- uno dei quattro regni sardi insieme a quello di Cagliari, di Arborea e di Sassari-Logudoro- Aggius fu conteso dai Doria, dagli Arborensi e da Pisa che alla fine ebbe ragione sugli altri. Sopraggiunsero quindi gli Aragonesi ma fu poi occupato da Eleonora d'Arborea, finchè, tornato sotto il potere degli Aragonesi, non passò, alla pari del resto dell'Isola, agli Spagnoli. I quali finirono poi per dominare la Sardegna per un lungo periodo: circa quattro secoli.

Questo dominio non fu certo un periodo felice: il paese subì carestie e pestilenze mentre il suo litorale era di frequente sottoposto a incursioni barbaresche oltre che ancora da parte di genovesi e pisani. A sua difesa - dal Cinquecento al Seicento- furono erette delle torri costiere a Punta Muflonaria (Isola Rossa), presso la foce del Vignola e a Longonsardo. Una quarta sarebbe dovuta sorgere sul promontorio di Montirussu. Tuttavia questo lungo e oneroso dominio valse a influenzare in maniera indelebile tradizioni, usi e costumi, riti religiosi, canti e quindi il lessico anche della parlata gallurese.

Torre Aragonese

Dopo il periodo spagnolo Aggius non potè non seguire il destino di tutta l'Isola, passando, nel 1720, sotto i Savoia. Ma il passaggio, qui più che altrove, risultò tutt'altro che automatico e indolore. Aggius anzi - centro di smistamento del contrabbando con la Corsica- fu ritenuto dai rappresentanti della Casa Regnante il maggior ostacolo al pieno e completo dominio della Sardegna. E ciò per via della contesa delle Isole Intermedie, ovvero delle isole dell'arcipelago della Maddalena, da sempre sfruttate da proprietari bonifacini e pertanto rivendicate dai francesi. Di qui le ripetute minacce di distruggere il borgo e di disperdere i suoi abitanti (vedi documento). Accanto alla storia ufficiale non possono pertanto non esser ricordati fatti e avvenimenti che allora ebbero grande risonanza.

Nella prima metà del Seicento Aggius sarebbe divenuto un centro di falsari.. La "zecca" si sarebbe trovata su uno dei suoi monti- che per questo si sarebbe chiamato Fraili, ovvero fucina, bottega del fabbro- ostico anche per la spedizione che il Governatore don Matteo Pilo Boi organizzò per debellare il fenomeno. Si legge in Storia di Gallura dal Dizionario Geografico,Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, compilato negli Anni trenta del 1800: " Nel 1639 molti galluresi travagliano alla fabbricazione di monete false con non minore studio che facessero i logudoresi. Il monte d'Agius, che dicono Fraile, ha preso questo nome da quella clandestina operazione.

Monti Fraili

Vi si ascende per una semita difficile e in cima trovasi un piccol piano con alcune caverne ed una sorgente. Seppure fossero sorpresi non era agevol impresa di prendere i rei. Ma questo luogo non servì che quando la persecuzione fatta per D. Matteo Pilo Boyl fu più viva. In altro tempo lavoravano nelle case con tutto il comodo". Ma l'epicentro delle turbolenze attribuite - sicuramente non senza ragione- ad Aggius doveva collocarsi soprattutto nel suo territorio. I punti d'approdo dei suoi litorali- "le marine dell'aggese"- favorirono di fatto gli scambi e i commerci abusivi con la vicina Corsica. Infatti il suo territorio accolse di frequente banditi e contrabbandieri, contro le cui postazioni di terra e le cui "gondole " impegnate nelle traversate dello Stretto di Bonifacio andarono quasi sempre a infrangersi le spedizioni delle forze governative. Così avvenne allorché le truppe regie attaccarono ripetutamente il Monte Cùccaru- impervio contrafforte naturale dominante il litorale occupato attualmente dagli insediamenti turistici della Costa Paradiso, covo allora del fior fiore dei fuorilegge dell'epoca- o quando quattro barconi venute dalla Corsica a caricare bestiame negli approdi di La Cruzitta , Cala Sarraina, Tinnari e Li Cossi quasi si presero gioco della "regia gondola" Speronara. Il ripetersi di questi fatti, assieme alla resistenza degli aggesi ai gravami imposti dai feudatari, impensierì il viceré Balio della Trinità che il 21 agosto 1766 emanò un pregone nel quale si minacciava di "schiantare affatto in una colla villa tutta la cagione di tanti pregiudizi che ne derivano alla quiete e agli interessi de' pubblici e de' privati". Per fortuna la terribile punizione non fu messa in atto, anche se gli aggesi non modificarono non più di tanto i loro comportamenti. Nel giugno del 1802 il notaio cagliaritano Francesco Cillocco e il vicario di Torralba Francesco Sanna Corda, riparati in Corsica dopo la sconfitta (1796) di Giovanni Maria Angioy di cui erano ferventi seguaci, tentarono una spedizione in Sardegna per affermarvi i principi della Rivoluzione Francese. Fidandosi della promessa, poi non mantenuta, dell'appoggio del pastore-bandito Pietro Mamia e di altri pastori del litorale, i due ,con un manipolo di pochi volontari, sbarcarono dalla Corsica nelle "marine aggesi" per marciare alla volta prima di Tempio e quindi Cagliari. Occupate le torri costiere di Isola Rossa, Vignola e Longonsardo, ingannati e traditi, il Sanna Corda morì da valoroso nella strenua difesa di quest'ultima e il Cillocco, riparato in uno stazzo, fu "venduto" alle truppe del governatore di Tempio, trascinato in catene a Sassari e giustiziato. Un mese dopo, il 12 luglio 1802, Il governatore di quest'ultima città, Placido di Savoia conte di Moriana, rinnovò con un pregone la minaccia di distruggere Aggius."Contro i perfidi patori di Agius- scriveva al fratello Carlo Felice, viceré di Sardegna- si usi il massimo rigore, senza remissione. Quella sciagurata gente è ormai arrivata al colmo dell'iniquità. Esauriti tutti mezzi, rimane quello di ridurre in cenere quel villaggio,dividendosi gli abitanti in tante diverse popolazioni fuori della Gallura". Ma in quel caso, più che le malefatte di banditi e contrabbandieri si vollero condannare le idee nuove, dirompenti e destabilizzatici del potere monarchico che si volevano importare , attraverso la Corsica, dalla Francia postrivoluzionaria..Mentre infatti il Sanna- Corda e il Cillocco erano andati a morire, il traditore Pietro Mamia ebbe abbondantissimi sconti di pena per le sue notevoli e notorie nefandezze..

A conferma così scriveva, già nel febbraio 1793, il Viceré al Vescovo di Tempio."Savissima è l'Enciclica sparsa nella Sua Diocesi per impedire l'ingresso de'scritti sediziosi di Corsica, co' quali si medita d'infettare il regno…."
Per tutto l'Ottocento il paese fu dilaniato da sanguinose faide familiari, la più famosa delle quali, quella tra i Vasa e i Mamia, causò una settantina di morti e ispirò a Enrico Costa, scrittore sassarese, il romanzo Il Muto di Gallura, pubblicato a Sassari nel marzo del 1884. Paci solenni valsero però a ristabilire l'ordine e la situazione andò man mano normalizzandosi.
Paci solenni

Nel 1848, quel movimento che in Europa prese il nome di "primavera dei popoli" pare avesse investito anche Aggius. Che sarebbe stato "repubblica" per quarantott'ore! Alla fine dell'Ottocento i primi fermenti socialisteggianti fecero la loro comparsa anche qui, influenzando diverse persone fra le più in vista. Da non dimenticare infatti che Giuseppe Garibaldi, durante la sua permanenza a Caprera, aveva annoverato molti amici tra gli aggesi.