AGGIUS
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di Tonio Biosa
"Da lu monti Fraili a li monti di Pianu
si dani la mani
in una danza maistosa
pa' fa curona a Agghju,
la so sposa".
IL TERRITORIO
Aggius è uno dei centri più antichi della Gallura. Esso è situato ad oltre 500 metri di altitudine, con davanti il poderoso massiccio del Limbara, la seconda montagna della Sardegna, e immediatamente alle spalle una articolata corona di monti che lo rende caratteristico e gli conferisce un panorama unico, da sempre molto celebrato. Il suo abitato ricade ai margini di un ampio territorio comunale che a sud va subito a toccare i confini dei comuni di Tempio Pausania e Bortigiadas mentre dalla parte opposta si allarga e degrada in direzione del mare sino ai limiti con i comuni di Bortigiadas, Viddalba, Trinità d'Agultu e Aglientu.
Ammassi granitici e colline tondeggianti conferiscono i tratti predominanti al suo paesaggio. Fra questi trovano spazio vallate - come quelle di Badu Lu Carrulu, Pianu, Alinetu, Bonaita, Vintura e Contramazzoni, e una distesa pianeggiante- chiamata appunto Li Pàrisi- che poi sconfina ed è racchiusa dai monti di Pulchiana , Padulo e Lo Sfossato.

La Valle della Luna

Ed è proprio il granito a imprimere a tale paesaggio i suoi caratteri di unicità. Sia che faccia parte del sistema di aspre creste del cosiddetto "Resegone" che sovrasta e circonda il paese, sia che si trovi a cumuli sparsi nella piana di Li Parisi- Piana dei Grandi Sassi, appunto, o, così come è stata ribattezzata dalla nuova pubblicistica turistica, La Valle della Luna- sia ancora che emerga dal folto di secolari boschi di lecci e di sughere nei monti di Pianu, Boda, Bàttili, Montiassaddhu e Salvagnolu, esso si articola nelle fogge più svariate: rientrando su se stesso per dar luogo a grotte ed antri e modellandosi in figure cui la fantasia può sbizzarrirsi ad attribuire le somiglianze più strane.
Piana dei grandi sassi - La Valle della Luna
Le cime più alte del territorio comunale superano, nelle punte di La Sana e Salizi, i 900 metri. Qui si trovano le sorgenti che alimentano gli acquedotti pubblici e i tre corsi d'acqua più importanti: il rio Mannu, immissario del Liscia, il Turrali, che diverrà più a valle il Vignola, e il Fiuminaltu che va a sfociare nel litorale fra le località turistiche di Isola Rossa e Costa Paradiso. L'intero territorio inoltre è costellato di sorgenti e solcato di rigagnoli oggi purtroppo dal regime idrico precario e stagionale.
Il paesaggio, nonostante i postumi di catastrofici incendi, si presenta come un equilibrato alternarsi di boschi secolari, macchia e pascoli, ai quali il mutare delle stagioni conferisce gli aspetti naturali più confacenti e pittorici. Nel territorio sono da tempo scomparsi aquile e mufloni ma sulle cime dei monti nidificano ancora corvi, falchi e sparvieri. Perdurano in abbondanza i cinghiali mentre lepri e pernici resistono per quanto è loro concesso da eccessive campagne di caccia e dalle molteplici e non sempre razionali e rispettose attività dell'uomo.
Un'altra caratteristica del paesaggio del territorio di Aggius- comune per altro all'intera Gallura- è la presenza degli "stazzi".Sono questi caratteristici casolari di campagna con annessi stalle e ovili, a capo di ampi terreni sfruttati nelle diverse forme- pascolo, seminativo, orticello, vigneto, sughereta- che si configuravano come un'unità economica autarchica e autosufficiente e che potevano pertanto garantire il sostentamento delle famiglie del contadino-pastore- padrone e del contadino-pastore- mezzadro, legato al primo di un contratto consuetudinario dai contenuti e dalle forme tutti originari e autoctoni.
Lo Stazzo
Stazzi: foto

Anche ad Aggius, come nel resto della Gallura, gli stazzi ospitavano fino alla metà del Novecento gran parte della popolazione comunale . La quale, principalmente quella padronale, andava a risiedere in paese in occasione delle principali festività liturgiche dell'anno e durante Lu Capidannu (settembre, fine delle attività dell'annata agraria, tempo di vendemmia nei vigneti intorno al paese e di feste in onore dei santi patroni). Se si escludono gli agglomerati rurali di Bonaita, Pala di Monti e Pitrischeddhu, gli stazzi abitati oggi sono ben pochi, divenuti pressoché tutti seconde case. Le particolari condizioni di vita nell'habitat sparso degli stazzi aveva originato, fin dalla loro comparsa- a partire dal 1700- tutto un sistema economico, un modello architettonico ed abitativo, una rete di relazioni sociali, un corpus di usi, costumi e tradizioni che, combinati assieme, in Gallura configuravano quella che poi ha preso il nome di "civiltà degli stazzi". Una civiltà chissà se migliore o peggiore delle altre formatesi parallelamente in Sardegna ma in ogni caso alquanto complessa e articolata e soprattutto diversa.

LE ORIGINI
Aggius vanta origini antichissime. Tante, e tutte azzardate e pretenziose, sono le etmologie del suo nome. Il quale potrebbe derivare da greco aghios = sacro, santo. Oppure dal latino agnus=agnello per l'antica e folta presenza di ovili. O ancora da a-jus= senza diritto né legge, per certo carattere indipendente e ribelle della sua gente, portata a regolarsi secondo codici propri, ad affidare le controversie ad uomini reputati saggi che esercitavano la tradizionale "giustizia sotto l'albero" e a rifiutare, spesso in forme violente, imposizioni tributarie e coscrizioni.. Molto più verosimilmente per una esegesi del nome -casomai essa fosse possibile e risultasse credibile- bisognerà partire dalla dizione Agios, presumibilmente di epoca medioevale, con la quale si sarebbe iniziato a indicare l'agglomerato che si avviava a diventare uno dei centri importanti dell'altipiano dell' Alta Gallura. Tale nome perdurerà per quasi tutto il Settecento per divenire nel secolo successivo AGIUS e quindi, in proseguo di tempo, definitivamente AGGIUS. Antica e importante "villa" - assieme a Tempio, Calangianus, Luras, Nughes-Nuchis e Guortiglossa-Bortigiadas- della Curatoria di Gemini, nella Gallura Superiore, Aggius, fino all'ottenimento, nella seconda metà del Novecento, delle autonomie comunali da parte delle frazioni di Trinità d'Agultu, Badesi e Viddalba , aveva un territorio vastissimo che si apriva a triangolo dal paese fino al tratto di litorale volgente sul Golfo dell'Asinara e compreso tra le foci del Coghinas e del Vignola.. Proteso verso il sud della Corsica, separato dallo Stretto di Bonifacio, tale territorio condivide con quello del sud della vicina isola morfologia e caratteristiche ambientali, fattori che nel passato avevano alimentato un continuo scambio di uomini e mercanzie e determinato nelle popolazioni frontaliere una comunanza di forme economiche, usanze, costumi e tradizioni . E di parlata.