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Gallura, terra di banditi e di faide
Pubblicato da "La Nuova Sardegna" del 07.10.2002
Il fenomeno della criminalità dal 1720 al 1848 nel volume di Giovanni Francesco Ricci, ufficiale dei carabinieri
Gallura, terra di banditi e di faide
La fuga dei latitanti in Corsica, il «catalogo» dei malviventi
di Agostino Murgia

Istos sardos, che il diavolo se li porti», diceva il brigante Brandolaccio mentre, nella prima metà dell'Ottocento, abbandonava la Corsica per rifugiarsi in Sardegna, sulle montagne della Gallura. Con queste parole Prosper Merimèe conclude il romanzo Colomba, pubblicato nel 1840, ambientato nel mondo delle terribili faide corsicane, che tanto avevano affascinato lo scrittore francese.
Tra le due isole, allora, era un continuo fluire di latitanti, masnadieri e personaggi più o meno oscuri: tutti legati, comunque, a un particolare ambiente dedito a vendette, estorsioni di ogni genere e grassazioni.
Un mondo complesso e contorto, che Giovanni Francesco Ricci analizza e descrive nel volume «Banditi: storia dell'ammutinamento della Gallura, dei più famosi fuorilegge e delle principali faide della Gallura sabauda dal 1720 al 1848», edizioni Solinas di Nuoro, con prefazioni di Manlio Brigaglia e Mauro Mura. Ricci, ufficiale dei carabinieri, è nato ad Aggius e ha studiato al liceo classico di Tempio: è qui, sin dagli anni giovanili, che ha scoperto la profonda passione per la storia della Sardegna e della Gallura in particolare, soprattutto per le leggendarie imprese dei bantiti nel periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento. Una passione che ha trovato applicazione pratica con il ritorno in Sardegna dell'autore, che ha potuto così dedicare ogni momento libero a interminabili ricerche nell'archivio di Stato. Dall'esame di innumerevoli pregoni, sentenze e carte di ogni genere sono emerse storie dimenticate di delitti e faide. Un materiale immenso - vero corpo centrale del libro di Ricci - che mette a disposizione del lettore un repertorio assolutamente inedito e di pregevole valore documentario. Si tratta di un lavoro che, pur avendo come fulcro la Gallura, interessa anche altre parti dell'isola, come ad esempio la Barbagia e le sue parallele vicende banditesche, oltre alla Corsica. Il volume è anche l'occasione per ripassare sinteticamente una parte di storia della Sardegna dal momento in cui l'isola passò sotto la monarchia sabauda sino alla prima metà del 1800: i capitoli principali, infatti, sono accompagnati da un'introduzione che colloca i fatti nel loro periodo storico e contribuisce a dare una visione globale del complesso susseguirsi di vicende. Ecco quindi che emerge anche un quadro completo di tutte le leggi e delle disposizioni adottate per fronteggiare i fenomeni delinquenziali - che a volte assumevano i connotati di vere e proprie rivolte - e dei funzionari e delle truppe che venivano inviati per applicarle.
Nel 1720, quando la Sardegna passò sotto la dominazione sabauda, nella regione corrispondente all'attuale Gallura c'erano solamente sette centri abitati, o ville: Aggius, Bortigiadas, Calangianus, Luras, Nuchis, Tempio e Terranova (Olbia). Era una zona molto vasta, in alcuni punti semidesertica e in altri montuosa e ricoperta da fitte foreste, spopolata e con pochissime strade. In quei tempi, come ricorda Ricci, diverse famiglie erano saldamente colluse con bande di malviventi locali spesso coinvolte direttamente in attività illecite di vario genere.
Il 13 marzo del 1759 venne istituito il Catalogo dei banditi, che prevedeva le ricompense per i meritevoli, cioé le taglie: per la cattura di un capobanda vivo 400 scudi, ovvero 1000 lire sarde; per un capobanda morto (era sufficiente consegnare la testa) 200 scudi; per i banditi consegnati vivi, ma non capi-quadriglie, 100 scudi; per quelli morti la metà. Il libro di Ricci è ricchissimo di elenchi di malviventi di vario calibro nel mirino della giustizia sabauda, notizie sulla vita di molti di loro e di biografie dei personaggi più famosi. Tra questi, giusto per citare uno dei tanti, Pietro Mamia, vissuto ad Aggius intorno alla seconda metà del Settecento. Mamia è stato il fuorilegge più ricercato della Gallura sabauda, nonché il principale personaggio del cosiddetto banditismo pseudo-politico gallurese dei primissimi anni dell'Ottocento. Pietro Mamia, facendo a ritroso il percorso del brigante Brandolaccio, alla fine si rifugiò in Corsica, dalle parti di Bonifacio, dove aveva raggiunto un notevole indice di popolarità per i suoi problemi con la giustizia sabauda e la straordinaria capacità di muoversi e dialogare con la gente colta e altolocata, nonostante le sue umili origini.
Il testo di Ricci - che comprende anche l'elenco di tantissimi eventi verificatisi in quasi un secolo e mezzo, nonché la riproduzione di numerosi documenti originali - dedica un'attenzione particolare anche alla storia delle forze di polizia inviate per combattere una criminalità che dilagava sempre più. Una storia (che chiaramente interessa tutta l'isola) caratterizzata da un continuo susseguirsi di corpi militari che non presenta analogie, forse, con alcuno Stato europeo o della penisola italiana. Veri e propri corpi di spedizione che dovevano fronteggiare una situazione esplosiva, in un'epoca nella quale contrabbando, furti, grassazioni, danneggiamenti e omicidi erano all'ordine del giorno.

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