Istos
sardos, che il diavolo se li porti», diceva il brigante Brandolaccio
mentre, nella prima metà dell'Ottocento, abbandonava la Corsica
per rifugiarsi in Sardegna, sulle montagne della Gallura. Con queste
parole Prosper Merimèe conclude il romanzo Colomba, pubblicato
nel 1840, ambientato nel mondo delle terribili faide corsicane,
che tanto avevano affascinato lo scrittore francese.
Tra le due isole, allora, era un continuo fluire di latitanti, masnadieri
e personaggi più o meno oscuri: tutti legati, comunque, a
un particolare ambiente dedito a vendette, estorsioni di ogni genere
e grassazioni.
Un mondo complesso e contorto, che Giovanni Francesco Ricci analizza
e descrive nel volume «Banditi: storia dell'ammutinamento
della Gallura, dei più famosi fuorilegge e delle principali
faide della Gallura sabauda dal 1720 al 1848», edizioni Solinas
di Nuoro, con prefazioni di Manlio Brigaglia e Mauro Mura. Ricci,
ufficiale dei carabinieri, è nato ad Aggius e ha studiato
al liceo classico di Tempio: è qui, sin dagli anni giovanili,
che ha scoperto la profonda passione per la storia della Sardegna
e della Gallura in particolare, soprattutto per le leggendarie imprese
dei bantiti nel periodo a cavallo tra Settecento e Ottocento. Una
passione che ha trovato applicazione pratica con il ritorno in Sardegna
dell'autore, che ha potuto così dedicare ogni momento libero
a interminabili ricerche nell'archivio di Stato. Dall'esame di innumerevoli
pregoni, sentenze e carte di ogni genere sono emerse storie dimenticate
di delitti e faide. Un materiale immenso - vero corpo centrale del
libro di Ricci - che mette a disposizione del lettore un repertorio
assolutamente inedito e di pregevole valore documentario. Si tratta
di un lavoro che, pur avendo come fulcro la Gallura, interessa anche
altre parti dell'isola, come ad esempio la Barbagia e le sue parallele
vicende banditesche, oltre alla Corsica. Il volume è anche
l'occasione per ripassare sinteticamente una parte di storia della
Sardegna dal momento in cui l'isola passò sotto la monarchia
sabauda sino alla prima metà del 1800: i capitoli principali,
infatti, sono accompagnati da un'introduzione che colloca i fatti
nel loro periodo storico e contribuisce a dare una visione globale
del complesso susseguirsi di vicende. Ecco quindi che emerge anche
un quadro completo di tutte le leggi e delle disposizioni adottate
per fronteggiare i fenomeni delinquenziali - che a volte assumevano
i connotati di vere e proprie rivolte - e dei funzionari e delle
truppe che venivano inviati per applicarle.
Nel 1720, quando la Sardegna passò sotto la dominazione sabauda,
nella regione corrispondente all'attuale Gallura c'erano solamente
sette centri abitati, o ville: Aggius, Bortigiadas, Calangianus,
Luras, Nuchis, Tempio e Terranova (Olbia). Era una zona molto vasta,
in alcuni punti semidesertica e in altri montuosa e ricoperta da
fitte foreste, spopolata e con pochissime strade. In quei tempi,
come ricorda Ricci, diverse famiglie erano saldamente colluse con
bande di malviventi locali spesso coinvolte direttamente in attività
illecite di vario genere.
Il 13 marzo del 1759 venne istituito il Catalogo dei banditi, che
prevedeva le ricompense per i meritevoli, cioé le taglie:
per la cattura di un capobanda vivo 400 scudi, ovvero 1000 lire
sarde; per un capobanda morto (era sufficiente consegnare la testa)
200 scudi; per i banditi consegnati vivi, ma non capi-quadriglie,
100 scudi; per quelli morti la metà. Il libro di Ricci è
ricchissimo di elenchi di malviventi di vario calibro nel mirino
della giustizia sabauda, notizie sulla vita di molti di loro e di
biografie dei personaggi più famosi. Tra questi, giusto per
citare uno dei tanti, Pietro Mamia, vissuto ad Aggius intorno alla
seconda metà del Settecento. Mamia è stato il fuorilegge
più ricercato della Gallura sabauda, nonché il principale
personaggio del cosiddetto banditismo pseudo-politico gallurese
dei primissimi anni dell'Ottocento. Pietro Mamia, facendo a ritroso
il percorso del brigante Brandolaccio, alla fine si rifugiò
in Corsica, dalle parti di Bonifacio, dove aveva raggiunto un notevole
indice di popolarità per i suoi problemi con la giustizia
sabauda e la straordinaria capacità di muoversi e dialogare
con la gente colta e altolocata, nonostante le sue umili origini.
Il testo di Ricci - che comprende anche l'elenco di tantissimi eventi
verificatisi in quasi un secolo e mezzo, nonché la riproduzione
di numerosi documenti originali - dedica un'attenzione particolare
anche alla storia delle forze di polizia inviate per combattere
una criminalità che dilagava sempre più. Una storia
(che chiaramente interessa tutta l'isola) caratterizzata da un continuo
susseguirsi di corpi militari che non presenta analogie, forse,
con alcuno Stato europeo o della penisola italiana. Veri e propri
corpi di spedizione che dovevano fronteggiare una situazione esplosiva,
in un'epoca nella quale contrabbando, furti, grassazioni, danneggiamenti
e omicidi erano all'ordine del giorno.