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CONSIDERAZIONI SULLA FESTA DEL SANTO NATALE ANNO 2005
TRADIDI QUOD ET ACCEPI
di Maurizio Melis
11 dicembre 2005

Il Natale, mistero di salvezza è incarnazione, ci mostra il cuore di Cristo che si è effuso per tutto il mondo.
Ai tempi nostri tutti sanno che il 25 Dicembre è Natale e, che natale e giorno di festa, è il giorno che iniziano le feste natalizie.
Sono passati 2000 anni dalla nascita di Cristo, molte cose sono cambiate, nel mondo e nella chiesa.
Tutti fanno festa, a natale, anche se molti non sanno bene perché, o non gli interessa, ma l’importante fare festa. Si rischia che il natale si esaurisca in giocattoli, panettoni, auguri, luci colorate, con un po’ di sentimentalismo d’occasione, che non fa male a nessuno e lascia il tempo che trova, da qui la frase “ A Natale tutti si sentono più Buoni”.
La nascita di Cristo è un evento unico, straordinario, e, la rivelazione dell’amore di Dio per l’uomo, per ogni uomo. Questo e il dono che Gesù, nascendo, porta a noi, la vita nuova di Dio. La nascita del figlio di Dio tra noi redime ogni nascita e fa rinascere noi come figli di Dio.
Infatti, credo in Gesù Cristo, figlio unigenito di Dio, nato dal padre prima di tutti i secoli, il quale per noi uomini e per la nostra salute discese dai cieli, e s’incarno da Maria Vergine per opera dello spirito santo (Simbolo Niceno). Il mistero per cui il figlio di Dio si fece uomo si chiama divina incarnazione del verbo. Il figlio di Dio si degnò assumere l’umana natura, per offrire a Dio una degna soddisfazione dei peccati, per istruire gli uomini nella via della salvezza mediante la predicazione e gli esempi, per riscattarli dalla schiavitù del peccato, mediante la sua Passione e morte, per ricostituirli nella grazia di Dio e così ricondurli al paradiso.
Accostandoci ad intendere il mistero della natività di Cristo, perché nacque da una madre vergine, allontaniamo da noi la nebbia dei ragionamenti umani e dallo sguardo della fede illuminata il fumo della mondana sapienza, perché è divina l’autorità alla quale crediamo e divino l’insegnamento che seguiamo. Gesù Cristo volle essere povero, per insegnarci ad essere umili e non riporre la felicità nelle ricchezze, negli onori e nei piaceri del mondo.
A Natale si celebrano tre Sante Messe.
La prima detta della notte, si celebra in onore della nascita corporale del Salvatore nella povera stalla di Betlemme;
La seconda detta dell’aurora, si celebra in onore della sua nascita spirituale nel cuore dei santi pastori e delle anime giuste;
La terza detta del giorno, ad onorare la sua generazione eterna e divina in seno a Dio Padre.
L’adorazione è il primo atto della religione, ma si può dire che il mistero della natività tutto sembra a contribuire a rendere ancora più sacro questo santo dovere. Imitiamo gli Angeli, non accostiamoci al divino fanciullo senza presentargli l’incenso di una sincera adorazione, la promessa della nostra dipendenza, l’omaggio dell’annientamento dovuto a questa infinita maestà.
Allora aiutiamoci a celebrare il Natale del nostro unico Re Gesù Cristo, come vuole lo spirito della Santa Madre Chiesa e della Tradizione. Bisogna entrare in qualche modo nell’orbita di questi pensieri, celebrare il natale da Cristiani, capire che cosa significa la “Gioia del Natale”, oltre le banalità pubblicitarie, l’ipocrisia, oltre il folklore, le nuove convenzioni, per ritrovare l’anima e lo spirito di questa bellissima festa.
Cito le parole Antiche ma sempre vive di San Leone Magno:
“Rallegriamoci fratelli carissimi, perché oggi è nato il nostro Salvatore ! non c’è spazio per la tristezza, nel giorno in cui è nata la vita. Rallegriamoci nel Signore, ed esultiamo di gioia spirituale, poiché e sorto il giorno nuovo della redenzione, giorno da lungo tempo predisposto, giorno che apre la felicità eterna”.

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