La voce, è senza dubbio lo
“strumento” più antico, che in Sardegna viene
ancora usato con ritmica come sostegno alle danze e in aggregazioni
corali per accompagnare i momenti più importanti e suggestivi
della vita quotidiana, riconosciuto dall’UNESCO patrimonio
dell’umanita’ “canto a Tenores”.
Le origini delle antiche melodie
a “tasgjia”, uniche nel suo
genere anche in questa stessa regione, si perdono infatti nella
notte dei tempi, ma grazie ai riti religiosi, che anno apportato
un sistema di canto colto attecchito e fuso nella nostra tradizione,
giunge ancora indenne agli attuali giorni.
La particolarità del canto
a “Tasgjia” consiste nel principale
accordo di quattro voci che in alcuni casi, cantano in quarto di
tono, pur mantenedo, l’accordo ma evidenziando e facendo sentire
una quinta voce inesistente, il rafforzo di tale voce in ottava
alta e di petto, fecero guadagnare l’appellativo di Galletto
di Gallura alla voce di “Falsittu” da parte dello stesso
D’annunzio.
Da non perdere: il Venerdì
Santo, i canti dello Stabat Mater e del Miserere Solenne con il
Tibi Soli Peccavi durante la deposizione del Cristo in Croce, massima
espressione della coralità Aggese, che trova il suo apice
nel Regina Coeli Pasquale.
Le due confraternite
di Aggius, del SS. Rosario e l’arciconfraternita di Santa
Croce sono ancor oggi le associazioni che conservano
la nostra storia tradizionale religiosa, che adeguandosi e conciliandosi
ai riti moderni proiettano l’antica, arcaica e genuina cultura
della nostra Aggesità.
Attualmente la tradizione canora
è impreziosita dalle associazioni :
“coro di Aggius Galletto Di Gallura”, “coro
di Aggius Matteo Peru” e “coro di Aggius Balori Tundu”,
che con la loro fattiva collaborazione con paziente lavoro e dedizione
apportano nuovi emozionanti momenti di storia antica e cultura popolare
del nostro paese consegnando al futuro quanto tramandato.