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UN DISASTRO COME I BOMBARDAMENTI
La gente di Gallura ricorda così l'annu di lu nioni
di Tonio Biosa
Articolo pubblicato su "La Nuova Sardegna" di giovedì 2 febbraio 2006
   

Aggius. Lu nioni di lu '56. E' arrivato così, nella memoria collettiva della gente di Gallura. Iniziò il 2 febbraio, giorno della Candelora, un giovedì. Come oggi. Accanto alla guerra, con i bombardamenti sulla Maddalena e su Olbia, e gli sfollamenti, alle invasioni delle cavallette - li zilbricchi - che distrussero i raccolti agricoli e al tragico e devastante incendio del 1983, quello dei morti di Curragghja, lu nioni di lu '56 si colloca nel ricorso dei Galluresi fra gli accadimenti con segno negativo del 1900. Qull'inverno di cinquant'anni fà non si era presentato particolarmente duro. Almeno fino a tutto gennaio. La di di li candeli, invece, la svolta. Per quasi l'intera giornata non cadde un fiocco. Già dal primo mattino un cielo grigio e inciprignito diveniva sempre più basso e chiuso. Il vento gelido del nord - lu entu cossu, notoriamente foriero di neve - aveva preso a tirare prosciugando il terreno e facendo precipitare vertiginosamente la temperatura. Carnevale incombeva e in quella giornata la Banda Musicale di Aggius era solito organizzare il suo veglione danzante annunciandolo con un festoso giro pomeridiano per il paese. "Dovemmo subito rinunciare, le chiavi di trombe e clarini, non meno delle mani, si stavano congelando". ricordano alcuni vecchi bandisti. All'imbrunire la neve, annunciatasi per l'intera giornata, prende a cadere: abbondante, copiosa, secca.

 
L'indomani tutto era una coltre bianca, alta e spessa. Mentre i fiocchi non smettevano mai di adagiarsi sopra incrementando di ora in ora il livello. Occorre dire che nell'altopiano gallurese, a quei tempi, le nevicate risultavano tutt'altro che inusuale. La straordinarietà dell'accadimento cominciò a percepirsi quando il manto bianco arrivò a ricoprire, senza sciogliersi nel giro di poche ore, le "marine", ovvero la fascia costiera. Infatti la neve non si concesse tregua. Di giorno si spalava per aprire varchi e sentieri e nel corso della nottata tutto veniva ricoperto. Lo spessore della coltre toccò punte mai conosciute e ricordate. Le dimensioni del fenomeno apparvero allora chiare. Allarmanti e drammatiche. La Gallura era ancora nel pieno dell'economia autarchica. Specie nella vastità della campagna, punteggiata di stazzi abitati e vissuti. I vettovagliamenti, per uomini e animali domestici, cominciarono a scarseggiare, prima nell'agro poi nei centri abitati. Se per il bestiame si provvide col taglio di rami dagli alberi, per le persone il problema era di ardua risoluzione. Alla mancanza di viveri si accoppiava quella della legna e del carbone indispensabili per riscaldarsi e cucinare. Le strade erano impraticabili e i collegamenti interrotti. Solo la ferrovia, a tratti, poteva funzionare. La Protezione Civile era ben lungi da giungere.....
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