Aggius. Lu nioni di lu '56. E' arrivato
così, nella memoria collettiva della gente di Gallura. Iniziò
il 2 febbraio, giorno della Candelora, un giovedì. Come oggi.
Accanto alla guerra, con i bombardamenti sulla Maddalena e su Olbia,
e gli sfollamenti, alle invasioni delle cavallette - li zilbricchi
- che distrussero i raccolti agricoli e al tragico e devastante
incendio del 1983, quello dei morti di Curragghja, lu nioni
di lu '56 si colloca nel ricorso dei Galluresi fra gli accadimenti
con segno negativo del 1900. Qull'inverno di cinquant'anni fà
non si era presentato particolarmente duro. Almeno fino a tutto
gennaio. La di di li candeli, invece, la svolta. Per quasi l'intera
giornata non cadde un fiocco. Già dal primo mattino un cielo
grigio e inciprignito diveniva sempre più basso e chiuso.
Il vento gelido del nord - lu entu cossu, notoriamente
foriero di neve - aveva preso a tirare prosciugando il terreno e
facendo precipitare vertiginosamente la temperatura. Carnevale incombeva
e in quella giornata la Banda Musicale di Aggius era solito organizzare
il suo veglione danzante annunciandolo con un festoso giro pomeridiano
per il paese. "Dovemmo subito rinunciare, le chiavi di trombe
e clarini, non meno delle mani, si stavano congelando". ricordano
alcuni vecchi bandisti. All'imbrunire la neve, annunciatasi per
l'intera giornata, prende a cadere: abbondante, copiosa, secca.
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L'indomani
tutto era una coltre bianca, alta e spessa. Mentre i fiocchi non smettevano
mai di adagiarsi sopra incrementando di ora in ora il livello. Occorre
dire che nell'altopiano gallurese, a quei tempi, le nevicate risultavano
tutt'altro che inusuale. La straordinarietà dell'accadimento
cominciò a percepirsi quando il manto bianco arrivò
a ricoprire, senza sciogliersi nel giro di poche ore, le "marine",
ovvero la fascia costiera. Infatti la neve non si concesse tregua.
Di giorno si spalava per aprire varchi e sentieri e nel corso della
nottata tutto veniva ricoperto. Lo spessore della coltre toccò
punte mai conosciute e ricordate. Le dimensioni del fenomeno apparvero
allora chiare. Allarmanti e drammatiche. La Gallura era ancora nel
pieno dell'economia autarchica. Specie nella vastità della
campagna, punteggiata di stazzi abitati e vissuti. I vettovagliamenti,
per uomini e animali domestici, cominciarono a scarseggiare, prima
nell'agro poi nei centri abitati. Se per il bestiame si provvide col
taglio di rami dagli alberi, per le persone il problema era di ardua
risoluzione. Alla mancanza di viveri si accoppiava quella della legna
e del carbone indispensabili per riscaldarsi e cucinare. Le strade
erano impraticabili e i collegamenti interrotti. Solo la ferrovia,
a tratti, poteva funzionare. La Protezione Civile era ben lungi da
giungere..... |