TRADIZIONI:
L'Alimentazione tra credenze terapeutiche e riti magici
Da
sempre l’umanita’ ha individuato negli alimenti, o nei derivati
animali e vegetali, tanto gli elementi utili a garantire la sopravvivenza
in senso stretto, quanto gli aspetti delle valenze magico/rituali
in funzione terapeutica o scaramantica, che a volte sconfinano in
quella che e’ comunemente definita superstizione, a volte invece,
alla luce delle nuove scoperte scientifiche, si dimostrano realmente
in grado di sconfiggere determinate malattie o di prevenirne l’insorgere.
Numerosi ricercatori hanno affrontato questo argomento con taglio
diverso secondo la loro specializzazione, così abbiamo avuto, di
volta in volta, spiegazioni di tipo sociologico, antropologico,
psichiatrico e religioso ecc… Non e’ mia intenzione tentare ulteriori
analisi particolareggiate, per le quali rimando agli autori
dei testi specifici della bibliografia essenziale allegata, ma semplicemente
mostrare alcuni di questi aspetti legati agli alimenti, e rilevare
come, nonostante la pressione delle culture egemoniche, che da sempre
hanno tentato di sopprimerle, siano arrivate pressoche’ intatte
fino ai giorni nostri e che solo oggi , stiano realmente svanendo
nell’oblio a causa della massificazione dei costumi e della scomparsa
della cultura orale tradizionale, che in alcuni casi era la sola
deputata a tramandarle. Alcuni di questi riti magico/terapeutici
sono già stati registrati, altri sono a
tuttora assenti nei vari testi di d’etnologia. Si riesce
a venire a conoscenza solo dopo ore, o addirittura giorni, di paziente
conversazione con le persone anziane. Queste, infatti, tendono a
riportare fatti per lo più gia’ noti, o comunque che si sono conservati
anche nella memoria più recente, chiudendo così il discorso con
l’interlocutore. Ma se si presenta loro la dovuta attenzione, anche
quando si parla magari d’altro, improvvisamente salta fuori qualcosa
di nuovo, qualcosa che magari era stato rimosso da una sorta di
censura etica, o forse solo dimenticato. Del
resto, tutte le occasioni importanti, nell’arco dell’anno o della
vita umana, sono sancite da tradizioni particolari, volte, come
ho gia’ detto, a tutelare un’esistenza che si prospetta precaria
e in balia di eventi sconosciuti e ingovernabili. Ecco allora le
storie di spiriti, di anime in pena che causano sofferenze, se non
si rabboniscono in qualche modo. Non si tratta di veri e propri
riti di tipo apotropaico, bensì di azioni volte a migliorare le
condizioni dei vivi, e con loro anche dei defunti, che spesso si
aggirano ancora nel mondo nell’attesa della pace eterna, e che potrebbero
essere addirittura parenti delle persone che “vanno a visitare”.
Queste si preoccupano quindi di rendere più lieve la loro attesa,
con preghiere o azioni materiali volte a soddisfare le supposte
necessarie. A questo punto, anche il pianto, apparentemente senza
motivo, di un bambino piccolo, che tra le braccia dei genitori non
trova conforto, e nel lettino ancora meno, può essere causato da
qualcosa di soprannaturale. Ai genitori, ormai stremati, era consigliato,
solitamente da un’anziana della famiglia, di mettere un pezzo di
pane sotto il cuscino del piccolo,
questi sotto la spinta della disperazione eseguivano, il
bambino, dopo un po’, tornava tranquillo (non è dato sapere dopo
quanto tempo) e con lui anche i genitori. Le anime che lo infastidivano,
trovato il pane, si erano messe a mangiare lasciandolo finalmente
tranquillo.Che le anime se ne andassero in giro cercando di mangiare
non e’ una novità (basti pensare all’antico Egitto), ma qui in Gallura,
ancora ai primi del novecento (e in alcune zone, anche oggi) la
notte dei Santi, si allestiva un vero e proprio banchetto ad uso
e consumo delle stesse. Una tovaglia bianca, apparecchiatura festiva,
pane, vino e cibo, erano poggiati sul tavolo della cucina, la porta
che si affacciava verso l’esterno era lasciata aperta e la famiglia
andava a letto. Le anime avrebbero avuto di che soddisfare la fame.
Al mattino il tavolo era ripulito. Nessuno aveva visto niente, solo
a qualcuno era parso di sentire dei rumori provenienti
dal locale in cui era esposto il cibo, ma del resto, chi
mai si sarebbe sognato di andare a controllare? Ovviamente poi,
il fatto che il cibo fosse scomparso, dava ragione a chi quest’usanza
continuava a perpetuarla, solo qualcuno iniziava ad insinuare che
forse
non di anime si trattasse,
ma di mendicanti o bontemponi…… Inutile dire che la teoria
era destinata a cadere inascoltata, o addirittura tacciata di eresia
(ovviamente al contrario). Anche la notte del 1° Agosto si procedeva
in modo simile. In quest’occasione si preparava un cunchinu
di chjusoni (un bel piatto di gnocchi) conditi con formaggio
e pomodoro fresco e, questa volta, si metteva sul davanzale. Anche
in questo caso, di mattino, il piatto era ripulito e le anime imbonite,
con gran soddisfazione degli abitanti della casa che da questo fatto
traevano auspici favorevoli per tutta la famiglia. Di questa consuetudine
rimane traccia nell’abitudine, ancora viva in alcune zone della
Gallura, di preparare il 1° Agosto, questa pietanza. Non sappiamo
pero’ se solo per i vivi, oppure anche per i trapassati. Un giustificato
pudore impedisce di ammettere, oggi, una tale abitudine, anche per
non essere esposti al ludibrio dei più “colti”.
Un’altra
forma scaramantica, questa volta un po’ più complessa, anche perché
gli informatori non sanno dare spiegazioni in merito, e’ quella
di lu casju parafocu ( il formaggio che ferma il fuoco).
In
questo caso, il giorno dell’Ascensione, l’allevatore - agricoltore
prelevava una forma di cacio dalla scorta annuale, e, dopo averci
inciso sopra, con un coltello, una croce, la conservava in un angolo
della casa fino al termine della stagione estiva. Questa forma possedeva
la virtu’ di proteggere tutto il territorio, di proprieta’ dell’esecutore,
dai temutissimi fuochi estivi. Anche se, come gia’ detto gli informatori
non sanno spiegare questa usanza, da quanto dicono, pur non dichiarandolo
apertamente, si puo’ desumere che rappresentasse una sorta di tutela
contro il male estremo per antonomasia. Oltre a queste forme scaramantiche,
altri espedienti costituiscono una via di mezzo tra queste e la
medicina popolare. Vi e’, infatti, una fusione tra elementi magico
– rituali ed altri che potrebbero avere, se opportunamente studiati,
un riscontro spiegabile scientificamente. Prendiamo ad esempio l’ociu
casgju (olio del formaggio) che era preparato il giorno
dell’Ascensione. In quella data si “segnavano” capretti e agnelli
e si marchiavano i manzi. Mentre gli uomini attendevano a queste
incombenze le donne preparavano il pranzo. In questa occasione era
d’uopo cucinare la mazza frissa, una salsa di condimento per gli
gnocchi ottenuta con la panna di latte. Durante la cottura, la panna
rilasciava l’olio in essa contenuto, questo era raccolto in un vasetto
e conservato per tutto l’anno come unguento medicinale, specificamente
per lu mali di la ula e lu custuppatu
(mal di gola e bronchi impegnati).Spalmato sul torace e poi ricoperto
cu la calta biaitta di la pasta ( la carta straccia
azzurra della pasta sfusa) o cu la bambacia (ovatta)
era considerato infallibile. In altre zone quest’olio veniva preparato
il 3 Febbraio. In
questo caso ci troviamo di fronte ad una corrispondenza perfetta
tra il rito popolare e quello religioso, perche’ in questa data
la Chiesa Cattolica celebra S.Biagio vescovo e martire (III-IV sec.)
A lui sono riconosciute qualità di taumaturgo, protettore degli
animali, Santo dei fidanzati e ……guaritore del mal di gola, perche’
avrebbe guarito un bambino che stava per morire soffocato da una
spina di pesce; ma mentre la chiesa festeggia in quel giorno “la
candelora”e nella cerimonia sacra sul collo dei fedeli il
celebrante poggia una candela benedetta che poi, portata a casa,
verrà utilizzata tutto l’anno con questa funzione, il popolo utilizza
le sostanze che ha a disposizione, e che, se vogliamo, sono anche
affini (cera – grasso) con le stesse finalità. C’e’ da sottolineare
che il fatto di sottolineare che il fatto di strofinare il torace
con un unguento, causando il riscaldamento della zona interessata,
potrebbe, in effetti, portare ad un miglioramento delle condizioni
dell’ammalato, se poi, questo unguento è stato preparato il giorno
dell’Ascensione, e quindi nel periodo in cui le piante sono quasi
al culmine delle loro proprietà curative, si può ipotizzare che
parte delle loro sostanze attive si siano trasferite nel latte e
quindi nel nostro olio. E’ chiaro che sono solo ipotesi senza fondamento
certo, ma quanta di questa saggezza popolare non è stata prima irrisa
e poi accolta? (si pensi semplicemente all’uso delle erbe, da sempre
patrimonio della tradizione popolare ed ora accettata e ricercata
da tutti). Diverso il discorso dell’uovo del 25 Marzo. Qui, o ci
si crede, o non ci si crede. Gli “antichi” ci credevano!
L’uovo deposto dalla gallina il 25 Marzo, vale a dire nove mesi
prima della nascita di Gesù, quindi nel giorno ipotetico del Suo
concepimento, veniva raccolto e conservato in un luogo inaccessibile
fino a Natale. Attenzione: non si doveva toccarlo per nessun motivo,
pena la riuscita del “prodigio”, se ci si atteneva
a queste regole, il giorno di Natale l’uovo sarebbe stato ormai
di cera. A questo punto diventava anch’esso medicinale e,
passato sulla gola malata, la guariva, poggiato su un arto dolorante
ne leniva il dolore ecc….Questi sono solo alcuni esempi della miriade
di riti che l’uomo ha ricercato o creato per risolvere i problemi
di ogni giorno. Oggi ci fanno sorridere, e forse ci meravigliamo
dell’ingenuità dei nostri nonni, disposti a credere a simili panzane,
ma….Stiamo bene attenti, perche’, come si dice: “quel che buttiamo
via dalla finestra, rientra dalla porta”. Quanti di noi, infatti,
non si sono mai sentiti dire da qualcuno, non necessariamente più
anziano: “Bevi il caffè stando seduto, altrimenti non diventerai
mai ricco!” E soprattutto, chi non si e’ seduto immediatamente,
dopo una simile minaccia? Quanti di noi, ancora, non si sono accodati
alle schiere degli adepti della notte di Halloween, muniti di zucca
e sonagli, pronti ad andare in giro, all’insegna della nuova cultura
egemone, per chiedere “dolcetto o scherzetto”? invece di: “Li
molti e molti”, senza pensare che la festa di Halloween
non è nient’altro che un rito simile a quelli che volutamente abbiamo
seppellito, bollandoli come dabbenaggini da ignoranti. Infine, visto
che il filo conduttore del nostro discorso e’ la tradizione alimentare,
come facciamo a sorridere dei nostri vecchi, che traevano auspicio
da un piatto di gnocchi lasciato sul davanzale o dalle foglie d’olivo
nummati (cui era dato il nome di un uomo e quello
di una donna), gettate sul piano incandescente dei focolare se poi,
puntualmente andiamo a guardare l’oroscopo del giorno, e, a Capodanno,
per quanto gia’ satolli, non rinunciamo a mangiare le lenticchie
che, per il nuovo anno, saranno foriere di soldi? E pensare che
il Capodanno in Sardegna, una volta era in Settembre…….Una volta!…..
Margherita
Achenza