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AGGIUS 1939
Venticinque anni della SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO nella relazione di "Cicciu" Muntoni.

Convegno internazionale delle Società Mutuo Soccorso della Sardegna
UNITI CONTRO LA MISERIA Locandina Locandina
di Andrea Muzzeddu - Fotoriproduzioni Gianni Fenu

In via Gallura non si era mai vista tanta gente. I soci della Mutuo Soccorso di Aggius si erano riuniti in assemblea straordinaria e', data l'eccezionalita' dell'evento, erano giunti con moglie e prole. Francesco, un uomo sulla cinquantina e col sorriso nascosto sotto i baffi, guardava, tra il perplesso ed il divertito, quella marea di persone che, lentamente, andavano accalcandosi nell'unica stanza della sede sociale, era un uomo di festa, quello.

 Il primo giorno del 1939. Cio' che si doveva festeggiare, comunque, non era l'inizio del nuovo anno, ma il venticinquesimo anniversario della fondazione della Societa' di Mutuo Soccorso locale. Venticinque anni di volontariato che lo hanno visto sempre confermato Presidente dell'assemblea dei soci. Ovvia, quindi, la sua soddisfazione. Lui non era il solo protagonista di quella avventura sociale. Lo sapeva bene. Il sodalizio era riuscita anche perche' altri, accanto a lui e con lui, avevano lavorato sodo. Ora erano li, in sala. Pronti a schierarsi, ancora una volta, accanto al loro presidente: Francesco Muntoni (1888 - 1960). Alla sinistra del palco predisposto per l'oratore c'era l'amico di sempre, il piccolo e panciuto Pietro Serra, noto Bombolo. Per molti anni Revisore dei Conti. Persona buona e riservata. Quando, negli anni Quaranta fu necessario anticipare la somma per acquistare gli strumenti musicali, per la costituenda Banda, non si tiro' indietro. Poco piu' in la' Gio' Maria Lepori, piu' di una volta membro del Comitato Direttivo e spesso nominato per risolvere casi delicati. Alto, robusto e dotato di una risata contagiante. Commerciante arguto e scaltro ma buono nell'animo. Vicino  lui Pietro Muzzeddu, il Vice Presidente della prima ora. Sempre indaffarato e sbrigativo. Il tempo a disposizione non gli era mai sufficiente percio' si accontento', dopo qualche anno, di essere semplicemente "socio effettivo" e curo' il proprio lavoro che lo portava spesso, per lunghi periodi, fuori paese. In mezzo alla sala s'intrattenevano a discutere animatamente Salvatore Deiana e Matteo Biancareddu. Due uomini dal fisico asciutto e dalla parlata veloce. Meticolosi e attenti nelle loro funzioni tanto che nell'ultimo decennio, a gran maggioranza, l'assemblea li ha scelti, a turno, per svolgere l'attivita' di segreteria. E poi c'erano anche Cannas, Altea, Cassoni, Mantinesu, Serreri, Carta, Sanna, Pirodda, Biosa e tanti altri (che citiamo nella scheda n.1), seduti o in piedi, disposti a piccoli gruppi o da soli, ma tutti presenti.

Prima di prendere a parola e dare inizio alla commemorazione, che si sarebbe conclusa con il ballo sociale, ziu Cicciu, come ormai lo chiamavano i piu' giovani, e' voluto uscire un attimo. Sentiva forte il desiderio di osservare, anche per solo un attimo, quei ragazzi vocianti che giocavano allegramente nella via... In loro vedeva il futuro della societa'. Li osservo' con attenzione e li riconobbe. Conosceva tutte le loro famiglie. Soddisfatto rientro', prese la parola e subito ci fu silenzio in sala. Francesco Muntoni era un uomo tranquillo e di rado alzava la voce. Gli capitava pero' di emozionarsi quando discuteva su temi di solidarieta' umana. " Il primo verbale di fondazione della nostra societa'" inizio' a dire "fu compilato la sera del 9 novembre (1913)1, in una adunanza tenuta in un angusto locale gentilmente concessoci dal socio fondatore Giuseppe Addis.


Aggius, primi anni del XX secolo. Gruppo di amici della prima societa' operaia, fondatori, successivamente del Mutio Soccorso. Si Riconoscono: Pier Felice Stangoni, sdraiato, Giovanni Antonio Cannas, col violino e Francesco  Muntoni. il presidente, l'ultimo a destra, in prima fila


Aggius 1914. Gruppo di soci effettivi della Societa' di Mutuo Soccorso. Sono riconoscibili, da sinistra a destra: Pietro Serra (Bombolo) il primo in piedi, Pietro Muzzeddu, vice presidente, il primo seduto, Cannas, ?, il secondo seduto, Giovanni Antonio Cannas (noto lu pustinu), col violino e Francesco Muntoni, il presidente, l'ultimo a destra in prima fila.

Eravamo tutti animati dal desiderio di istituire un sodalizio duraturo, la cui necessita' era vivamente sentita, specialmente in quell'epoca in cui non esistevano istituzioni pubbliche del genere e l'assistenza e la previdenza sociale erano, esclusivamente, esercitate dalle organizzazioni volontarie" Fin dagli anni dell'Ottocento, l'istituzione della Societa' del Mutuo Soccorso, nei diversi comuni d'Italia, era l'esigenza piu' avvertita dagli operai e dai braccianti. Essa aveva il compito di assistere i lavoratori in difficolta' e di istruirli. Le societa' mantenevano contatti epistolari tra loro garantendosi cosi un vasto scambio d'informazioni. Inizialmente, nacquero come societa' apartitiche accogliendo uomini di diversa fede politica e religiosa.

Col tempo, pero', col formarsi di altre forme di solidarieta' sociale a carattere religioso o politico, avvennero fenomeni di scissione ed abbandono2. Gli aderenti rimasti finirono con l'identificarsi col socialismo. "Il primo gennaio 1914, successivo alla firma dello Statuto, l'associazione inizio' regolarmente la propria esistenza senza neppure un sedile e con un fondo cassa di L. 45,75". Non ebbero nemmeno il tempo di organizzarsi che furono sorpresi dallo scoppio della prima guerra mondiale. Molti dei soci fondatori, ancora giovani, furono chiamati sotto le armi. Li aspettava al fronte. Alcuni non sono piu' tornati. Anche Francesco fu chiamato. Aveva 27 anni e sua moglie, Chiarina Carlotto, gli aveva gia' dato sei figli, dei quali quattro viventi: Italo, Vera, Libero e Ida. Altri due sarebbero nati successivamente ma di quest'ultimi sopravvisse solo Redenta. Data la situazione familiare fu destinato al servizio civile col compito della sussistenza. Cio' non gli impedi' di trovare spazi di tempo per accudire, insieme ai soci rimasti, alle esigenze della societa' e ai problemi del paese3. Ci volle un po' di tempo, finita la Grande Guerra, prima di riprendere a pieno ritmo l'attivita' sociale. I morti, i dispersi e i prigionieri pesavano, nella coscienza collettiva, come un grosso macigno. Le piccole comunita' sono un fitto intreccio di parentele per questo il lutto di famiglia diventa, per la natura dei rapporti, il dolore di tutti. Lentamente si torno' alla normalita' e la Societa' Mutuo Soccorso diede slancio alle sue iniziative. "Gli scopi che la Societa' si prefigge" prosegui' il presidente, dopo la breve pausa che si era concessa per onorare la memoria dei caduti, "possono avere, piu' o meno ampio sviluppo, a seconda dell'ambiente e dei mezzi disponibili. Noi abbiamo provveduto nei limiti delle possibilita' della nostra organizzazione la quale, composta in gran maggioranza di lavoratori, non puo' fornire quelle risorse economiche occorrenti per una vasta azione ricreativa ed assistenziale".

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