News - Flash

LE FUNZIONI DELLA SETTIMANA SANTA
Rememoramini pristinos dies

di Maurizio Melis
4 Marzo 2008

La Settimana più importante e più sacra e quella “santa”. Essa è ricca di riti particolari, momenti di suggestiva spiritualità, che dovrebbero conoscere e capire ogni cristiano.
LA DOMENICA DELLE PALME: Il sacerdote benedice solennemente le palme e i rami di olivo. Segue la processione; questa cerimonia ricorda l’entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme. Tutti portano in mano palme e rami di olivo, gridando: “Osanna il figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Conclusa la processione si celebra la messa, durante la quale si legge e si canta il racconto della passione.
IL LUNEDI SANTO E IL MARTEDI SANTO: Questi giorni non si distinguono per riti speciali, si fa soltanto una piccola variazione nella messa, che si ripete poi anche negli altri giorni della settimana santa.
IL MERCOLEDI SANTO: Anche questo giorno non si discosta dagli altri giorni per i riti, tranne che ad Aggius nella sera, una Via Crucis notturna per le vie del paese, con canti all’antica eseguiti da cori tradizionali a cinque voci presenti in paese. I cori tradizionali si esibiscono per tutta la durata della settimana santa.
Nel pomeriggio anticamente si cantava “L’UFFICIO DELLE TENEBRE” o
MATTUTINU”. Si chiama ufficio delle tenebre, perché anticamente si recitava di notte, e, verso la fine si spegnevano i lumi per esprimere il lutto della chiesa e per ricordare, in cui fu avvolta la terra alla morte di Gesù. Per simboleggiare il lutto e le tenebre, alla fine di ogni salmo si spegne una delle quindici candele poste sopra un apposito candelabro a forma triangolare. Le lezioni del primo notturno sono prese dalle lamentazioni di Geremia sulla rovina di Gerusalemme: Si prestano mirabilmente per significare il lutto della chiesa e la rovina che il peccato ha fatto nelle anime. L’ufficio delle tenebre si cantava nel pomeriggio dei due giorni successivi: Giovedì e Venerdi Santo.
IL GIOVEDI SANTO: Questo giorno è consacrato a commemorare l’istituzione dell’Eucaristia e del Sacerdozio. I riti principali di questa giornata sono: Nella chiesa Cattedrale, la benedizione degli oli santi fatta dal Vescovo. La messa in Coena Domini, nella cena del signore, divisa in lavanda dei piedi, esposizione e processione del SS. Sacramento nel cosi detto sepolcro, spogliazione degli altari. La lavanda dei piedi è una cerimonia che ricorda quanto fece Gesù Cristo nell’ultima cena, prima di istituire l’Eucaristia. Egli lavò i piedi agli apostoli, per insegnare l’umiltà e, la carità. L’esposizione del SS. Sacramento è solennissima. Il sacerdote consacra , nella messa le ostie, ne consuma una nel santo sacrificio, le altre ai fedeli e, poi le ripone dentro un calice e porta in processione ad un altare riccamente adornato con fiori e lumi.
Le ostie consacrate vengono chiuse nell’urna che è collocato in alto, su detto altare, e li rimane esposta all’adorazione dei fedeli, fino alla funzione del venerdi santo. L’altare sul quale viene esposto il SS. Sacramento, dal popolo viene chiamato sepolcro; ma questa parola non si trova nel linguaggio liturgico della chiesa, diciamo che è una parola impropria, perché Gesù riposto nell’urna è vivo e glorioso, presente nell’ostia, mentre la parola sepolcro farebbe pensare a Gesù morto. Finito tutto abbiamo il rito della spogliazione degli altari da ogni suppellettile, candele e fiori.

IL VENERDI SANTO: Questo giorno è consacrato alla memoria della Passione, Crocifissione e Morte del nostro Divin Salvatore Gesù Cristo. L’officiatura e solenne e lugubre. Il celebrante indossava i paramenti neri in segno di gran lutto ( ora si indossano paramenti rossi). Giunto all’altare, si prostra disteso a terra per breve tempo, poi inizia la funzione, letture o lezioni, canto della passione e, le solenni orazioni. Dopo di che il celebrante scopre il crocifisso, presentandolo al popolo, lo scopre in tre tempi, cantando per tre volte : “Ecce Lignum Crucis ( ecco il legno della croce)” e il popolo risponde “ Venite ad oremus (venite adoriamo)”. Il celebrante lo depone in terra, il crocefisso, si prostra in adorazione, e bacia il crocefisso. I fedeli uno dopo l’altro, vanno a baciare il crocefisso; il coro intanto intona gli Improperi, per tutta la durata. Terminata l’adorazione, si va processionalmente a prendere il SS. Sacramento, consacrato il giorno prima, siamo nella messa dei presantificati, e si porta all’altare dove si celebra la funzione. Il celebrante compie alcune cerimonie della messa, ma senza consacrare, si comunica e comunica i fedeli. Perciò questa funzione si chiama “Messa dei Presantificati”, cioè con le ostie santificate, ossia consacrate, il giorno prima. Terminata la funzione, subito di seguito, esce la tradizionale processione e visita ai sepolcri, con le confraternite di Santa Croce e del SS. Rosario e cori tradizionali, con i canti del Miserere Solenne e professionale e Stabat Mater, al rientro in chiesa parrocchiale, predica della deposizione e “Sgraamentu” discendimento di Gesù dalla Croce, col canto del “Tibi Soli Peccavi”. Preghiere al sepolcro.
IL SABATO SANTO: I riti principali di questo giorno sono : La benedizione del fuoco nuovo, la benedizione del cero pasquale, la benedizione dell’acqua battesimale.
Il Fuoco si benedice fuori dalla chiesa. Questo fuoco è simbolo di Gesù, che ha illuminato il mondo con la luce dei suoi insegnamenti, ed ha alimentato la fiamma del suo amore, da questo fuoco benedetto, si accende il cero pasquale e poi tutte le lampade della chiesa. Il cero pasquale è una grande colonna di cera, che simboleggia Gesù risorto, perciò si colloca vicino all’altare durante le messe solenni fino al giorno dell’ascensione. Durante la benedizione del cero il celebrante o il diacono, infigge nel cero cinque grossi grani di incenso che sono simbolo del sacrificio di Gesù, entrando in chiesa si canta e ci si ferma per tre volte “Lumen Christi” e tutti rispondono “Deo Gratias”, prima di benedire l’acqua battesimale, si leggono le profezie, sono tratte dalla sacra scrittura; si canta solennemente la messa e durante il “Gloria in Excelsis” si suonano festosamente, le campane, che tacevano fin dal giovedì santo, per annunziare la risurrezione di Gesù Cristo.
DOMENICA DI RISURREZIONE: Processione e “Intoppu” nella piazzetta con Cristo Risorto e la Madonna accompagnata dalla banda musicale di Aggius, santa messa solenne nella chiesa di Santa Vittoria, canti all’antica.
Pasqua, è la festa che celebra la risurrezione di nostro signore Gesù Cristo, ed il suo trionfo sulla morte, la parola pasqua significa passaggio. Gli Ebrei chiamarono così una solennità che celebravano per due prodigiosi passaggi; il primo era lo sterminio dei primogeniti egiziani, operato da un angelo che risparmiò gli ebrei, perché avevano le porte tinte del sangue dell’agnello; il secondo era il passaggio miracoloso del mar rosso fatto dagli ebrei, inseguiti dall’esercito egiziano, il quale restò affogato nel mare (Es. 14-15). Dal concilio di nicea (325) la pasqua si celebra nella domenica seguente il 14° giorno della luna di marzo.
Brevi pensieri sulla Settimana Santa
Perché questi altari spogliati, queste candele spente, quei tabernacoli vuoti, le campane mute, e i sacrifici sospesi ? Al lutto della chiesa si unisce il lutto della natura. Non fu forse nel primo Venerdi Santo che le tenebre hanno coperto la faccia della terra, il sole si è oscurato e la terra fu scossa dalle sue fondamenta ? tutto questo lugubre apparato piange l’orribile attentato, che è stato motivo di lacrime, soltanto l’uomo vorrà restare insensibile?
Gesù, figlio di Dio incarnato, è morto sulla croce !
O Maria, madre dei dolori, otteneteci la grazia di mescolare le nostre lacrime alle vostre. Mettete sulle nostre labbra delle parole, nelle nostre voci quegli accenti che servono a commuovere i cuori più duri.
O Croce Santa, unica luce di questo triste giorno, unica speranza di questi nostri cuori afflitti, letto doloroso su cui è spirato il nostro Gesù, io vi adoro. Stendete una delle vostre braccia e, colpite il cuore più ostinato. Si dice comunemente che l’avversità fa conoscere i veri dai falsi amici. Questo è vero soprattutto riguardo alla morte, ed i veri amici non possono frenare le lacrime al pensiero dall’amico perduto. Eccoci dunque il giorno in cui debbono riconoscere dal loro dolore tutti quelli che sono veri discepoli ed amici di Gesù Cristo. “ Benedicat vos Dominus noster Jesu christus qui pro nobis flagellatus est, crucem subiit, et fui crucifixus”.

Veronica asciuga il volto di Gesù: I carnefici ai colpi hanno aggiunto gli insulti, ed hanno mescolato i loro sputi immondi al sudore, al sangue, ed alla polvere che già sfiguravano il volto del divin Salvatore. Veronica lo incontra, e non potendo resistere a vederlo in quello in quello stato, spinta dal suo amore per Gesù, apre, fende, la coorte dei soldati che lo circondano, ed applica un bianco lino sulla faccia adorabile di Gesù, che rimane impressa chiaramente nel suo candido velo. Come allora i carnefici, così gli empi, i bestemmiatori anche oggi lanciano oltraggio contro Gesù. Non ci saranno più anime generose che vogliono lavare questo affronto?
Sventurato quel secolo, che non ha più delle veroniche per riparare col sacrificio e con l’amore le bestemmie degli altri. Anime pie, che vedete Gesù offeso, non lasciatevi trattenere dagli scherni e dall’odio degli empi, offritegli l’omaggio della vostra pietà e questo Divin Salvatore in ricambio imprimerà la sua immagine nel vostro cuore, come sul lino della veronica, rendendovi sempre simili a lui. Questa sarà la vostra prima ricompensa, in attesa di quella che egli vi riserberà in cielo.
“Vos estis qui permansistis mecum in tentationibus meis, et ego dispono vobis sicut disposuit mihi meus regnum” (Luc. XXII, 29).
Voi siete qui insistenti con me nelle mia tentazione, e io rimetto ha voi come il padre mio a disposto per me.

Esortazione finale: Ricordiamoci dunque della morte del nostro Dio, ed, a questo fine, esponiamo un crocefisso in tutte le nostre case, anzi in ogni camera delle nostre case. Portatelo tutti, preghiamo tutte le mattine e tutte le sere davanti al crocefisso, quando siamo tentati, baciamolo con fede, e ripetiamo: “ Gesù mio Misericordia ! “.
Il venerabile Cesare de Bus, opponeva a tutte le tentazioni il crocefisso, che portava sul petto, e mettendo la mano su quest’arma terribile, diceva: “Ecce Crucem Domini, fuggite partes adverse !”, imitiamolo e avremo la vittoria; inoltre armiamoci di questo segno, ed allora ci confermeremo nella risoluzione di affrontare mille morti, piuttosto che offendere questo Dio, che è morto per noi.


Maurizio Melis
In preparazione della Settimana Santa Aggius anno 2008

Comune di Aggius Via Pasquale Paoli, 39 - 07020 Aggius (OT) - Tel. 079.620339 - Fax. 079.620288 - e_mail: info@aggius.net

© Copyright Comune di Aggius 2001