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COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI 2007
Per i nostri cari Defunti

Tradidi Quod et Accepi

Il Martirologio dice: Oggi facciamo la commemorazione di tutti i fedeli defunti. La chiesa, nostra buona madre, dopo aver con giuste lodi esaltato i suoi figli che già godono in cielo, vuole soccorrere anche le anime che ancora soffrono nel luogo di purificazione e per esse intercede con tutte le sue forze presso il Signore e suo sposo Cristo, perché quanto prima possano raggiungere la comunità degli eletti in cielo.


VESSILLIFERO SAN MICHELE LEBERA DALLE FAUCI DEL LEONE

Signore Gesù Cristo, Re della gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti dalle pene dell’inferno e dal profondo dell’abisso:
liberale dalla bocca del leone, affinché, non le inghiottisca il tartaro, e non cadano nel buio; ma il Vessillifero San Michele le rappresenti a quella luce santa che una volta promettesti ad Abramo e alla sua discendenza.
Ostie e Preci di lode ti offriamo, o Signore: tu ricevile per quelle anime di cui oggi facciamo memoria: falle passare, Signore, dalla morte alla vita che una volta promettesti ad Abramo ed alla sua Discendenza.
(Offertorio della messa per i defunti)

Decreto intorno al Purgatorio del Santo Concilio di Trento

Poiché la chiesa pienamente ammaestrata dallo Spirito Santo, e secondo le sacre lettere e l’antica tradizione dei padri nei concilii sacri ed ultimamente nel concilio ecumenico, ha insegnato che il purgatorio esiste e che le anime li detenute sono aiutate e soccorse dai suffragi dei fedeli, e principalmente dal sacrificio accettabile legittimo dell’Altare; il santo concilio ordina che i vescovi mettano la loro diligenza ed i loro sforzi, affinché questa sana dottrina sul purgatorio, trasmessa dai santi padri e dai concilii sacri, sia tenuta di fede, ammessa ed accettata, insegnata e predicata in tutti i luoghi, che i vescovi abbiano cura e veglino affinché i suffragi dei fedeli viventi, i sacrifici delle messe, le preghiere, le opere di misericordia e le altre opere di pietà che i fedeli sono soliti a compiere per gli altri fedeli defunti, si facciano pienamente, secondo le istituzioni della chiesa; come le opere dovute per giustizia a queste anime, secondo i lasciti dei testatori o per altri motivi, siano compiute ed eseguite non per ragione di interesse, ma con cura e diligenza, sia dai sacerdoti, dai ministri della chiesa, e sia da tutti gli altri che vi sono tenuti ed obbligati.
(Santo Concilio di Trento Sez. XXV

LA VITA CHE NON SCOMPARE
La tradizione dei morti resiste ancore, i prezzi dei fiori salgono in questi giorni, quando e quasi d’obbligo andare in cimitero per trovare i nostri cari defunti, mettere i fiori sulla tomba e fare un po’ di pulizia. E un rito che viene osservato dalla maggioranza dei fedeli cattolici, che colora il finire dall’autunno con un tono particolare di mestizia e di bontà mescolati ai ricordi e alla nostalgia. E le sante messe celebrate in suffragio.
I fedeli hanno capito il senso di questo giorno, non perdendo l’appuntamento dei morti, che infondo è un appuntamento con la vita. Ripensare alla morte, lasciarsi prendere dalla realtà che sta in fondo al cammino di ciascuno, e risalire all’indietro cercando di comprendere il valore di quello che rimane, leggere alla luce dell’ultima sera l’esperienza di oggi e di domani, e rendere la vita più ricca, vissuta senza nessuna perdita.
Le antiche prediche sulla morte anche oggi hanno il loro valore, i fedeli hanno bisogno di essere condotti a riflettere sul senso della morte. Le prediche sulla morte devono servire ha rallentare la corsa verso spiritismi, scienza dell’occulto, che oggi stanno conquistando un posto sempre più importante nella vita dei ben pensanti; un pezzetto di aldilà e di ingenua magia, serve sempre ha condire l’insipido cibo del pascolo comune. La chiesa ha introdotto la liturgia funebre e in particolare questa commemorazione dei fedeli defunti, non per un gusto del macabro né per offrire comunicazioni ultramondane; ma c’è un contenuto teologico profondo una preoccupazione pastorale: Il giorno della ricorrenza dei morti dovrebbe essere un forte richiamo, un occasione opportuna perché il cristiano prenda le giuste misure della sua vita, guardi con un occhio sicuro le sue scelte e non nutra illusioni inutili e dannose.
Nella liturgia e nell’intenzione della Santa Madre Chiesa, questo giorno è un giorno di luce e di vita, un giorno di saggezza per capire tutto intero il senso del vivere umano. Siamo del tempo e nel tempo, siamo mortali, abbiamo ciascuno un traguardo che presto o tardi, d’improvviso o lentamente, taglia la strada e pone fine per sempre a tutto un modo di essere, agli intrecci, alle relazioni, ad un susseguirsi di progetti, di cattiverie, di prevaricazione degli uni sugli altri. L’esistenza umana è un continuo slancio verso l’infinito, un continuo nascere di semi di eternità, dove fioriscono amore e pensieri. La morte abita dentro questa vita, si vive perché siamo tra due morti, il non esistere che precede il nostro apparire nel mondo, apparire nel mondo e quello che segue al nostro rapido passaggio. Tra questi due poli scatta la scintilla del vivere, si accende la vita di una persona che per misterioso dono non si spegne nel nulla, ma cambia rapporto ed esce dal tempo. Morte e Resurrezione sono termini non opposti, ma delle tappe, episodi di un unico arco che unisce il tempo all’eterno, il finito all’infinito, e rendono la vita una meravigliosa avventura.

La moralità o meno di una vita, si misura, per così dire, dall’intensità dell’infinito, ma è il miracolo della fede, è il mistero della comunione con il nostro unico Re Gesù Cristo, l’uomo risorto, non per niente lui stesso ha gettato ai giudei increduli e chiusi nel loro gretto limite di tempo e di spazio: “Chi crede in me ha la vita eterna”: Quindi, ha, possiede, gode, e poi avrà, possiederà, godrà. Il giorno dei morti, allora, è il giorno dell’eterno, e ci si trova tutti presenti nel Cristo Risorto, nell’unica chiesa, e nell’unica umanità, senza più divisioni, a discorrere, della vita, di quella che non scompare.

 

BREVE MEDITAZIONE SULLE MASSIME ETERNE

Vita breve, morte certa.
Del morire l’ora è incerta.
Un’anima solo si ha: se si perde, che sarà ?
Dio mi vede, Dio mi giudicherà:
O paradiso o inferno mi toccherà.
Se perdo il tempo che ho,
alla morte non l’avrò.
Finisce tutto, finisce presto.
L’eternità non finisce mai.

Aggius 2.Novembre.2007 Maurizio Melis
Commemorazione dei Fedeli Defunti

 
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