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| COMMEMORAZIONE
DEI FEDELI DEFUNTI 2007 Per i nostri cari Defunti Tradidi Quod et Accepi |
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Il
Martirologio dice: Oggi facciamo la commemorazione di tutti i fedeli
defunti. La chiesa, nostra buona madre, dopo aver con giuste lodi
esaltato i suoi figli che già godono in cielo, vuole soccorrere
anche le anime che ancora soffrono nel luogo di purificazione e per
esse intercede con tutte le sue forze presso il Signore e suo sposo
Cristo, perché quanto prima possano raggiungere la comunità
degli eletti in cielo.
Signore Gesù
Cristo, Re della gloria, libera le anime di tutti i fedeli defunti
dalle pene dell’inferno e dal profondo dell’abisso: |
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Decreto intorno al Purgatorio del Santo
Concilio di Trento
Poiché
la chiesa pienamente ammaestrata dallo Spirito Santo, e secondo le
sacre lettere e l’antica tradizione dei padri nei concilii sacri
ed ultimamente nel concilio ecumenico, ha insegnato che il purgatorio
esiste e che le anime li detenute sono aiutate e soccorse dai suffragi
dei fedeli, e principalmente dal sacrificio accettabile legittimo
dell’Altare; il santo concilio ordina che i vescovi mettano
la loro diligenza ed i loro sforzi, affinché questa sana dottrina
sul purgatorio, trasmessa dai santi padri e dai concilii sacri, sia
tenuta di fede, ammessa ed accettata, insegnata e predicata in tutti
i luoghi, che i vescovi abbiano cura e veglino affinché i suffragi
dei fedeli viventi, i sacrifici delle messe, le preghiere, le opere
di misericordia e le altre opere di pietà che i fedeli sono
soliti a compiere per gli altri fedeli defunti, si facciano pienamente,
secondo le istituzioni della chiesa; come le opere dovute per giustizia
a queste anime, secondo i lasciti dei testatori o per altri motivi,
siano compiute ed eseguite non per ragione di interesse, ma con cura
e diligenza, sia dai sacerdoti, dai ministri della chiesa, e sia da
tutti gli altri che vi sono tenuti ed obbligati. |
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LA
VITA CHE NON SCOMPARE La tradizione dei morti resiste ancore, i prezzi dei fiori salgono in questi giorni, quando e quasi d’obbligo andare in cimitero per trovare i nostri cari defunti, mettere i fiori sulla tomba e fare un po’ di pulizia. E un rito che viene osservato dalla maggioranza dei fedeli cattolici, che colora il finire dall’autunno con un tono particolare di mestizia e di bontà mescolati ai ricordi e alla nostalgia. E le sante messe celebrate in suffragio. I fedeli hanno capito il senso di questo giorno, non perdendo l’appuntamento dei morti, che infondo è un appuntamento con la vita. Ripensare alla morte, lasciarsi prendere dalla realtà che sta in fondo al cammino di ciascuno, e risalire all’indietro cercando di comprendere il valore di quello che rimane, leggere alla luce dell’ultima sera l’esperienza di oggi e di domani, e rendere la vita più ricca, vissuta senza nessuna perdita. Le antiche prediche sulla morte anche oggi hanno il loro valore, i fedeli hanno bisogno di essere condotti a riflettere sul senso della morte. Le prediche sulla morte devono servire ha rallentare la corsa verso spiritismi, scienza dell’occulto, che oggi stanno conquistando un posto sempre più importante nella vita dei ben pensanti; un pezzetto di aldilà e di ingenua magia, serve sempre ha condire l’insipido cibo del pascolo comune. La chiesa ha introdotto la liturgia funebre e in particolare questa commemorazione dei fedeli defunti, non per un gusto del macabro né per offrire comunicazioni ultramondane; ma c’è un contenuto teologico profondo una preoccupazione pastorale: Il giorno della ricorrenza dei morti dovrebbe essere un forte richiamo, un occasione opportuna perché il cristiano prenda le giuste misure della sua vita, guardi con un occhio sicuro le sue scelte e non nutra illusioni inutili e dannose. Nella liturgia e nell’intenzione della Santa Madre Chiesa, questo giorno è un giorno di luce e di vita, un giorno di saggezza per capire tutto intero il senso del vivere umano. Siamo del tempo e nel tempo, siamo mortali, abbiamo ciascuno un traguardo che presto o tardi, d’improvviso o lentamente, taglia la strada e pone fine per sempre a tutto un modo di essere, agli intrecci, alle relazioni, ad un susseguirsi di progetti, di cattiverie, di prevaricazione degli uni sugli altri. L’esistenza umana è un continuo slancio verso l’infinito, un continuo nascere di semi di eternità, dove fioriscono amore e pensieri. La morte abita dentro questa vita, si vive perché siamo tra due morti, il non esistere che precede il nostro apparire nel mondo, apparire nel mondo e quello che segue al nostro rapido passaggio. Tra questi due poli scatta la scintilla del vivere, si accende la vita di una persona che per misterioso dono non si spegne nel nulla, ma cambia rapporto ed esce dal tempo. Morte e Resurrezione sono termini non opposti, ma delle tappe, episodi di un unico arco che unisce il tempo all’eterno, il finito all’infinito, e rendono la vita una meravigliosa avventura. |
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La moralità o meno di una vita, si misura, per così dire, dall’intensità dell’infinito, ma è il miracolo della fede, è il mistero della comunione con il nostro unico Re Gesù Cristo, l’uomo risorto, non per niente lui stesso ha gettato ai giudei increduli e chiusi nel loro gretto limite di tempo e di spazio: “Chi crede in me ha la vita eterna”: Quindi, ha, possiede, gode, e poi avrà, possiederà, godrà. Il giorno dei morti, allora, è il giorno dell’eterno, e ci si trova tutti presenti nel Cristo Risorto, nell’unica chiesa, e nell’unica umanità, senza più divisioni, a discorrere, della vita, di quella che non scompare. |
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| BREVE
MEDITAZIONE SULLE MASSIME ETERNE
Vita
breve, morte certa. Aggius
2.Novembre.2007 Maurizio Melis |
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