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LA SETTIMANA SANTA IN GENERALE

di Maurizio Melis
9 Marzo 2007

Negli anni cinquanta la Sacra Congregazione dei Riti per ordine di Papa Pio XII°, pubblicò il decreto generale con il quale veniva riformato l’ordine liturgico della Settimana Santa.
Fù un decreto importante, accettato da tutta la chiesa di rito latino. Infatti la settimana santa è il centro di tutta la liturgia, il suo scopo è quello di rendere facile a tutti la partecipazione ai più grandi misteri della nostra Redenzione. L’ordine attuale, a inciso sulla partecipazione dei fedeli ai riti della settimana santa, rendendosi conto delle esigenze della vita moderna, facilitando a tutti la comprensione dei riti, e la fruttuosa partecipazione alle solenni celebrazioni. La domenica delle palme, con lo speciale rilievo dato alla processione dei rami di olivi e palme benedetti, è diventata attualmente il vero giorno di Cristo Re, nel suo ingresso solenne a Gerusalemme.
Il giovedì santo, con la sua messa Vespertina in Cena Domini, si presenta come la vera commemorazione e reale rinnovazione dell’ultima cena, in cui fù istituita la SS.Eucaristia, e la lavanda dei piedi proprio al suo posto naturale, dopo il canto del vangelo, la processione e la reposizione del SS.Sacramento, e la denudazione degli altari. Il venerdi santo, della passione e morte del signore, la grande giornata della tragedia del calvario. I fedeli si raccolgono ad un ora conveniente attorno alla santa croce per adorare in essa lo strumento della redenzione, il segno della speranza, il richiamo dell’amore generoso, e nello stesso tempo per partecipare fruttuosamente al sacrificio di Gesù mediante la comunione eucaristica. Il dolore e il pianto continuano anche per tutta la giornata di sabato, tutti stanno al sepolcro. La chiesa si prepara con i bellissimi riti della santa veglia, la notte delle notti, sacra veglia pervasa dalla luce e dalla fede di Cristo risorgente e dal canto gioioso delle nostre anime rinate nel suo mistero.
Prepariamoci dunque con tutto l’impegno ad assistere con fede ai misteri centrali del Cristo e dell’anno liturgico, entriamo nel santo dei santi, in cui sta la salvezza, la vita, la nostra risurrezione.


La testimonianza della Tradizione:

Il Sacrificio di Cristo in Croce. Cristo si è offerto sulla croce come vera e propria vittima.
Chi ha avuto una innata religiosità, questo e sempre stato il popolo Sardo. Questo si manifesta visibilmente, nelle forme artistiche, corali, sacre rappresentazioni, e si custodisce gelosamente il nostro millenario patrimonio di tradizioni religiose cristiane, la religiosità popolare è un vero tesoro. Scoprire il tesoro, o un tesoro è sempre affascinante, questo tesoro è una eredità della nostra fede, che va trasmesso alle future generazioni. Deve essere la fiaccola della speranza e dell’amore. Nelle manifestazioni liturgiche popolari, che raggiungono il loro centro e massima espressione nella settimana santa, la nostra gente scopre la nobiltà delle sue radici e, costruisce nel tempo la sua genuina identità. Bisogna dare riconoscenza ai confratelli e alle consorelle di tutte le confraternite, che hanno salvaguardato con amore fino ad oggi le vestigia della fede dei nostri antenati. I riti della settimana santa, appaiono come il grande variopinto affresco della fede e della vita della nostra gente. Le funzioni della settimana santa hanno già in sé una forte suggestione religiosa. Il mistero regna in queste cerimonie affascinanti, la musica e il canto trasformano le nostre vie e piazze in maestose chiesa, come la solenne armonia d’un organo elevando i suoni alla sublimità della preghiera. Cito la parole di un grande Santo amico della Sardegna Gregorio Magno : “ Quando eleviamo a Dio il nostro canto, noi gli apriamo la strada affinché venga nel nostro cuore e vi accenda il fuoco del suo amore”.

MERCOLEDI SANTO

Il Mercoledì Santo è a modo suo, una specie di vigilia della trilogia del triduo sacro, porta pasquale, molte confraternite, comprese le nostre, entrano in scena, proprio a partire da questa sera. Oltre alle varie processioni, il rito più importante era l’ufficio delle tenebre, da noi chiamato lu Mattutinu. Quando le confraternite, che hanno lo scopo di culto pubblico, iniziarono a riunirsi per pregare, lo fecero con le preghiere ufficiali della chiesa usando per esempio il “Liber Usualis”. L’ufficio delle tenebre prevede tre notturni, preghiera che veniva fatta nella notte o nelle prime ore del mattino. Per le confraternite, le circostanze non erano così rigide come gli ordini religiosi. Infatti questo tipo di preghiera fatte durante le tenebre, assumono un carattere ancor più cupo non solo per l’orario della loro celebrazione ma soprattutto perché il mondo intero è nelle tenebre con la morte del suo creatore e redentore. Fino alla riforma liturgica attuata dopo il Concilio Vaticano II°, era normale per tutte le nostre associazioni riunirsi per l’ufficio, ed era altrettanto normale cantare interamente le melodie tradizionali, in latino, che costituiscono una miniera di informazioni da salvaguardare. Contraddittorio infatti, che mentre il concilio caldeggiava che tutti i cristiani si riappropriassero della preghiera dei salmi, chi ne aveva la plurisecolare dimestichezza, le confraternite, li abbandonasse.
Il grande candelabro triangolare, con le sue quindici candele, i tre notturni delle tre giornate, le lamentazioni, i responsori, extrattatu, l’epistole, fanno parte dell’ufficio delle tenebre.

 

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