Negli
anni cinquanta la Sacra Congregazione dei Riti per ordine di Papa
Pio XII°, pubblicò il decreto generale con il quale veniva
riformato l’ordine liturgico della Settimana Santa.
Fù un decreto importante, accettato da tutta la chiesa di
rito latino. Infatti la settimana santa è il centro di tutta
la liturgia, il suo scopo è quello di rendere facile a tutti
la partecipazione ai più grandi misteri della nostra Redenzione.
L’ordine attuale, a inciso sulla partecipazione dei fedeli
ai riti della settimana santa, rendendosi conto delle esigenze della
vita moderna, facilitando a tutti la comprensione dei riti, e la
fruttuosa partecipazione alle solenni celebrazioni. La domenica
delle palme, con lo speciale rilievo dato alla processione dei rami
di olivi e palme benedetti, è diventata attualmente il vero
giorno di Cristo Re, nel suo ingresso solenne a Gerusalemme.
Il giovedì santo, con la sua messa Vespertina in Cena Domini,
si presenta come la vera commemorazione e reale rinnovazione dell’ultima
cena, in cui fù istituita la SS.Eucaristia, e la lavanda
dei piedi proprio al suo posto naturale, dopo il canto del vangelo,
la processione e la reposizione del SS.Sacramento, e la denudazione
degli altari. Il venerdi santo, della passione e morte del signore,
la grande giornata della tragedia del calvario. I fedeli si raccolgono
ad un ora conveniente attorno alla santa croce per adorare in essa
lo strumento della redenzione, il segno della speranza, il richiamo
dell’amore generoso, e nello stesso tempo per partecipare
fruttuosamente al sacrificio di Gesù mediante la comunione
eucaristica. Il dolore e il pianto continuano anche per tutta la
giornata di sabato, tutti stanno al sepolcro. La chiesa si prepara
con i bellissimi riti della santa veglia, la notte delle notti,
sacra veglia pervasa dalla luce e dalla fede di Cristo risorgente
e dal canto gioioso delle nostre anime rinate nel suo mistero.
Prepariamoci dunque con tutto l’impegno ad assistere con fede
ai misteri centrali del Cristo e dell’anno liturgico, entriamo
nel santo dei santi, in cui sta la salvezza, la vita, la nostra
risurrezione.

La testimonianza della Tradizione:
Il Sacrificio di Cristo in Croce. Cristo si è offerto sulla
croce come vera e propria vittima.
Chi ha avuto una innata religiosità, questo e sempre stato
il popolo Sardo. Questo si manifesta visibilmente, nelle forme artistiche,
corali, sacre rappresentazioni, e si custodisce gelosamente il nostro
millenario patrimonio di tradizioni religiose cristiane, la religiosità
popolare è un vero tesoro. Scoprire il tesoro, o un tesoro
è sempre affascinante, questo tesoro è una eredità
della nostra fede, che va trasmesso alle future generazioni. Deve
essere la fiaccola della speranza e dell’amore. Nelle manifestazioni
liturgiche popolari, che raggiungono il loro centro e massima espressione
nella settimana santa, la nostra gente scopre la nobiltà
delle sue radici e, costruisce nel tempo la sua genuina identità.
Bisogna dare riconoscenza ai confratelli e alle consorelle di tutte
le confraternite, che hanno salvaguardato con amore fino ad oggi
le vestigia della fede dei nostri antenati. I riti della settimana
santa, appaiono come il grande variopinto affresco della fede e
della vita della nostra gente. Le funzioni della settimana santa
hanno già in sé una forte suggestione religiosa. Il
mistero regna in queste cerimonie affascinanti, la musica e il canto
trasformano le nostre vie e piazze in maestose chiesa, come la solenne
armonia d’un organo elevando i suoni alla sublimità
della preghiera. Cito la parole di un grande Santo amico della Sardegna
Gregorio Magno : “ Quando eleviamo a Dio il nostro canto,
noi gli apriamo la strada affinché venga nel nostro cuore
e vi accenda il fuoco del suo amore”.
MERCOLEDI
SANTO
Il Mercoledì Santo è a modo suo, una specie di vigilia
della trilogia del triduo sacro, porta pasquale, molte confraternite,
comprese le nostre, entrano in scena, proprio a partire da questa
sera. Oltre alle varie processioni, il rito più importante
era l’ufficio delle tenebre, da noi chiamato lu Mattutinu.
Quando le confraternite, che hanno lo scopo di culto pubblico, iniziarono
a riunirsi per pregare, lo fecero con le preghiere ufficiali della
chiesa usando per esempio il “Liber Usualis”. L’ufficio
delle tenebre prevede tre notturni, preghiera che veniva fatta nella
notte o nelle prime ore del mattino. Per le confraternite, le circostanze
non erano così rigide come gli ordini religiosi. Infatti
questo tipo di preghiera fatte durante le tenebre, assumono un carattere
ancor più cupo non solo per l’orario della loro celebrazione
ma soprattutto perché il mondo intero è nelle tenebre
con la morte del suo creatore e redentore. Fino alla riforma liturgica
attuata dopo il Concilio Vaticano II°, era normale per tutte
le nostre associazioni riunirsi per l’ufficio, ed era altrettanto
normale cantare interamente le melodie tradizionali, in latino,
che costituiscono una miniera di informazioni da salvaguardare.
Contraddittorio infatti, che mentre il concilio caldeggiava che
tutti i cristiani si riappropriassero della preghiera dei salmi,
chi ne aveva la plurisecolare dimestichezza, le confraternite, li
abbandonasse.
Il grande candelabro triangolare, con le sue quindici candele, i
tre notturni delle tre giornate, le lamentazioni, i responsori,
extrattatu, l’epistole, fanno parte dell’ufficio delle
tenebre.