Frammenti......
a cura di Giovanni Francesco Ricci

e-mail: gioricc@inwind.it.

CHI E' GIOVANNI RICCI

Giovanni Francesco Ricci e' nato nel 1959 ad Aggius, nel cuore della Gallura. Ufficiale dei CC con il grado di Tenente, e' attualmente Comandante del Nucleo Operativo del Comando Provinciale di Nuoro. Ha studiato al Liceo Classico di Tempio, e proprio in quel periodo e' nata in lui la passione per la storia della Sardegna, della "sua" Gallura in particolare, per le storie e le leggende della sua terra. Come lui stesso ama ricordare, lo attraevano in modo particolare le tragiche nimmistai di quel periodo, le leggendarie imprese dei banditi di Gallura, la travagliata storia di questa terra a cavallo tra il '700 e l'800. Una passione che non ha potuto soddisfare se non superficialmente sino al 1995, quando e' tornato a lavorare dell'Isola, a Cagliari. qui' ha potuto dedicare ogni momento libero ha pazienti ricerche nell'Archivio di Stato, a cercare documenti riguardanti la regione gallurese tra "pregoni", sentenze, vecchie carte polverose. Poco per volta sono riemerse storie sconosciute di delitti e faide, i ritratti di terribili fuorilegge, un repertorio assolutamente inedito e di pregevole valore documentario delle centinaia di reati consumati in quel periodo. La sua penna ha tracciato il ritratto vigoroso di una terra in cui qualcuno ha sognato di "ammutinarsi", di staccarsi dal Regno di Sardegna, intrecciata alle storie di banditi leggendari di cui si avevano solo vaghe notizie: Pietro Mamia Luzitta, Antonio Addis Altea Pumpitta, Agostino Gosciu Pitticcu, tragiche storie di atroci vendette di interminabili faide. Ricci ha portato avanti un paziente lavoro di ricerca, ha ricostruito come in un puzzle un complesso e affascinante mosaico con una abilita' che ha fuso abilita' storica e mentalita' da investigatore. E' cosi che e' nato questo libro: l'omaggio affettuoso di un gallurese alla terra di Gallura. Il resto della storia, la trasformazione di questa regione in una delle piu' tranquille ed operose dell'Isola, e' tra i programmi delle sue future ricerche.

BREVI CENNI SUL BANDITISMO AGGESE

La villa di Aggius ha costituito, per circa tre secoli (dalla fine del Cinquecento agli ultimi decenni dell’Ottocento) - ma in modo particolare durante la dominazione sabauda (1720-1848) - l’epicentro della criminalità gallurese, che in quel periodo, in Sardegna, era ai primissimi posti (E’ da notare che ci troviamo ancora al di fuori degli anni del Muto, il quale aveva “esordito” come sicario dopo il 1850 nell’ambito della faida tra i Vasa ed i Mamia). 

Ad Aggius, dunque - e molto prima della sua più celebrata nimmistai - succedeva di tutto: attentati nei confronti delle truppe regie e contro i commissari esattoriali
(li messi), omicidi ai danni di semplici “sudditi”, furti, danneggiamenti, contrabbandi e persino tentativi insurrezionali di natura pseudo-politica.
Aggius, inoltre, deteneva in assoluto il più alto numero di banditi, quasi tutti inquisiti per delitti gravissimi. La villa aggese possedeva infine un altro triste primato: era stato, in Sardegna, il centro che, a partire dalla prima metà del Settecento, aveva ricevuto più “attenzioni” da parte del governo centrale a causa dei ripetuti coinvolgimenti dei propri abitanti in attività illecite: pregoni contenenti minacce di distruzione o severe misure anti-contrabbando, eccessive limitazioni commerciali, sproporzionati e spesso ingiusti provvedimenti contro i pastori (definiti genericamente fiancheggiatori dei banditi), frequenti spedizioni militari, vere e proprie persecuzioni nei confronti della popolazione,
ecc.. Per questi motivi, Aggius è stato per quasi due secoli il villaggio più famoso e maggiormente disprezzato dell’intero regno. 

E’ stato, al contempo, quello più temuto, sia dalle autorità civili e militari che dagli abitanti dei centri limitrofi, che non osarono mai schierarsi apertamente contro gli aggesi. Possiamo affermare, paradossalmente, che i nemici più terribili e spietati degli aggesi furono soltanto essi stessi, con le loro interminabili inimicizie e faide, mai sopite definitivamente, che insanguinarono il paese fino ai primi del Novecento.

I PRINCIPALI BANDITI AGGESI DEL PERIODO SABAUDO
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Fra tutti deve essere menzionato Petru Mamia, detto Luzitta, che è stato sicuramente il fuorilegge più temuto e vanamente ricercato della Gallura. Dopo di lui possiamo collocare Antonio Addis Altea, soprannominato Pumpitta, che fu il bandito più controverso e disprezzato del periodo.      

 

Seguono ma solo in ordine alfabetico: Luciano Addis Melaiu, Paolo Addis Pittorra, Comita Addis Tortu, Giovanni Battino, Giovanni Gavino Battino, Pietro Brandincu Carbini, Antonio Cannicciu, Franco Carbini Brandincu Mannu, Pietro Carbini Stangoni Galbatu, Giovanni Battista Carta, Pietro Carta Muntoni, Pietro Cassoni soprannominato Cappucciu, Tommaso Casu, Giovanni Battista Cosciganu, Antonio Fara Pintatu, Giovanni Fois Taldiu, Francesco Frau, Giovanni Galanu, Giovanni Maria Lampioni, Pancrazio Lepori soprannominato Fibianu, Pietro Luzzu Ruzzanu Mamia, Filippo Malu, Giovanni Antonio Malu, Martino Malu, Matteo Malu soprannominato Codimuzzu, Andrea Mamia, Michele Mamia, Salvatore Mamia, Michele Meloni, Antonio Moro, Andrea Muntoni, Salvatore Muntoni Bicchittu, Francesco Muntoni Decandia, Pietro Muntoni Piga soprannominato Siazzeddu, Battista Mureddu, Andrea Piga, Giovanni Antonio Piga, Antonio Piga Cucciaria, Domenico Pileri, Antonio Pintatu, Agostino Pirodda, Pietro Puddacciolu, Andrea Schiveddu, Paolo Satta Tundu, Antonio Maria Stangoni, Antonio Stangoni Bruscia Santi, Gio Batta Sveglia soprannominato Buleddu, Antonio Pietro Tirotto, Paolo Tortu, Paolo Quirico Vasa, Pietro Vasa e tanti altri.

G.F.RICCI

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