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Breve storia del coro di Aggius
di Giuseppe Peru

Le origini del coro di Aggius si perdono nella notte dei tempi. Il grande poeta pescarese Gabriele D’Annunzio lo definisce “antico quanto l’alba”, espressione che sta ad indicare origini molto lontane riferibili ai primordi, all’alba della polifonia, del canto a più voci nato durante le cerimonie religiose sulla base dei canti gregoriani. Ma della presenza di un coro ufficiale in paese si ha notizia soltanto alla fine del diciannovesimo secolo. Buio assoluto sul periodo precedente. Si può ipotizzare che si cantasse già da molto tempo prima (qualcuno propone addirittura il quattordicesimo secolo!), durante le funzioni sacre, in modo particolare quelle della Settimana Santa, nelle feste campestri, nei banchetti nuziali, durante il lavoro dei campi. Ai cantori poi era affidato il compito, prima della comparsa dell’organetto, di segnare il ritmo dei balli tradizionali che si ripetevano in paese con cadenza settimanale.
Il primo coro di Aggius, così lo chiameremo in quanto non si ha nessun tipo di documentazione né scritta né orale riguardo ad altri precedenti cori, era composto da:
1. Francesco Aunitu, bozi (voce, melodia principale):
2. Giorgio Spezzigu, tippi (a distanza di terza sopra la bozi);
3. A. Pietro Cannas, contra (a distanza di quarta dalla bozi);
4. Pietro Sanna, bassu (a distanza di ottava sotto la bozi);
5. Pietro Paolo Peru, falzittu (a distanza di ottava sopra la bozi).

Fu l’etnomusicologo Gavino Gabriel a scoprire il profondo messaggio che emanava dalle nostre arcaiche melodie e fu lui che le fece conoscere in tutta Italia portando il coro di Aggius nelle principali città della penisola e offrendo dei concerti che egli stesso presentava ed illustrava al pubblico.
Il secondo coro di Aggius era formato da:
1. Giuseppe Andrea Peru bozi (sostituiva Francesco Aunitu);
2. Giorgio Spezzigu tippi;
3. A. Pietro Cannas contra;
4. Pietro Sanna bassu;
5. Salvatore Stangoni falzittu (sostituiva Pietro P. Peru).

Il secondo coro continuò la tournée del primo e fu ospite di Gabriele D’Annunzio, nella sua villa chiamata “Il Vittoriale degli italiani”. Il poeta rimase profondamente impressionato dalle nostre melodie e dai cantori che portavano dentro di loro il sentimento primitivo e vergine del popolo sardo, il soffio del maestrale, il sapore del mare incontaminato e il profumo intenso del mirto, del rosmarino, del ginepro, del lentischio. Li trattenne alcuni giorni e, al momento del congedo, si fece promettere che sarebbero tornati nella sua villa. A Giuseppe Andrea Peru, da lui definito “Gallo di Gallura”, mandò in seguito, sempre nello stesso anno (1927) una bella lettera soffusa di nostalgia e di desiderio di pace da trovare in “un bosco di sòveri ” dei monti di Aggius, alla quale erano allegate delle sciarpe di lana “per preservare le vostre gole”.
Con Matteo Peru, a partire dagli anni cinquanta, il coro di Aggius raggiunse il massimo splendore. La formazione base era la seguente:
1. Nanni Peru bozi;
2. Matteo Peru bozi, tippi e solista;
3. Tonino Cassoni contra;
4. Bacciccia Muzzeddu bassu;
5. Andreino Biancareddu falzittu.

Più tardi subentrò come contra Tonino Carta, al posto di Tonino Cassoni e come bassu, al posto di Bacciccia Muzzeddu. Ivo Biancareddu che si alternava col fratello Luciano.
Il coro di Matteo Peru ebbe occasione di girare il mondo: era richiesto in tutta Italia e nella maggior parte delle nazioni europee, arrivando a oltrepassare i confini del vecchio mondo con una serie di concerti in Africa (Egitto).
Quasi contemporaneamente al coro di Matteo Peru, nasce quello diretto dal galletto di Gallura, Salvatore Stangoni, la cui iniziale formazione era la seguente:
Salvatore Stangoni (Balori Stangoni): bozi;
Francesco Cossu (Ciccheddu): tippi;
Pietro Carta (Mascioni): contra;
Salvatore Cassoni (Balori Cascioni): bassu.

Anche il coro di Stangoni ebbe modo di farsi conoscere in alcune città italiane, soprattutto al seguito dell’attore Dario Fò.
Dopo un periodo di stasi dovuto, più che altro, all’inesorabile azione del tempo che ha visto decadere o morire molti dei componenti dei vecchi cori nasce, nel 1995, il nuovo coro che, sotto la supervisione di Matteo Peru, allora più che ottuagenario ma ancora ottimo maestro, ripropone le antiche melodie nel rigoroso rispetto delle tradizioni:
1. Giuseppe Peru bozi e falzittu:
2. Giannetto Bianco bozi;
3. Tonio Peru tippi;
4. Andrea Biancareddu contra;
5. Tonello Peru bassu.

Il nuovo gruppo canoro, stimolato dai consigli, dall’entusiasmo e dall’immenso amore per la propria terra del maestro (morto, purtroppo, nel gennaio del 2004, ancora nel pieno delle sue facoltà e possibilità canore), riprende le vetuste melodie con lo scopo di riportarle alla purezza ed alla genuina semplicità delle origini sforzandosi di eliminare, per quanto possibile, quelle deviazioni ed errate interpretazioni che, col trascorrere del tempo, si sono introdotte nei nostri canti falsandone, qualche volta, l’essenza più intima.
Il repertorio del coro abbraccia tutti i canti della tradizione aggese sacra e profana. La tradizione sacra offre numerosissime melodie, molte delle quali note soltanto ai più anziani del paese, che sono state ripescate attraverso i miei ricordi personali quando, giovinetto, accompagnavo all’organo i bravi cantori (zio Balbitu, zio Quirico Antonio, zio Ninaldu, Nino Biosa) e, soprattutto con l’ausilio di due grandi personaggi che hanno dato lustro al nostro paese: il Maestro Matteo Peru e l’amatissimo don Piero Baltolu. Il loro contributo è stato preziosissimo per il recupero di canti religiosi che sembravano dimenticati per sempre. È stato possibile, quindi, trascriverli anche sul pentagramma (ovviamente a solo titolo indicativo e con l’augurio che possano rimanere come patrimonio imperituro del paese) e cantarli durante le più importanti festività religiose, in modo particolare la novena di Natale e la Settimana Santa. Sono poi degni di attenzione la messa comune (che si cantava ogni domenica, meno nota della messa solenne che si canta nelle grandi festività), la Messa dei defunti, le Litanie in diversi toni, Ave maris stella, Dixit Domine e tanti altri che il coro sta cercando, con grande, cura di fa riemergere all’attenzione di tutti gli aggesi..
Oltre ai canti della tradizione la nuova formazione interpreta anche le composizioni del maestro Matteo Peru, tutte dettate da un animo nobile e profondamente abbarbicato alla cultura del suo paese e ispirate alla ricca tradizione canora di Aggius in modo particolare a quella religiosa, ridondanti di serenità, di elegante armonia e di gioia infinita.
Infine si sta affrontando anche la composizione di nuovi canti, ispirati ovviamente alla tradizione e perciò rigorosamente tratti da poesie di autori aggesi con melodie originali composte da noi.
L’ultimo coro in ordine cronologico è nato circa tre anni or sono ed è così composto:
Gianpiero Cannas Bozi
Tonio Leoni Tippi
Serafino Pirodda Contra
Martino Spezzigu Bassu
Gianpiero Leoni Falzittu

Per concludere, vogliamo formulare l’augurio che i due cori attuali possano continuare le tradizioni canore di Aggius con grande amore e con un sentimento di riverenza per coloro che ci hanno preceduto e che hanno reso illustre il nostro paese. I nostri avi cantori si esprimevano soprattutto col cuore, seguendo quella meravigliosa regola di Sant’Agostino che dice: Non voce, sed corde canere (Si canta col cuore non con la voce); così anche noi ci sforzeremo di interpretare le nostre melodie partendo dall’intimo profondo del nostro animo di aggesi.

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