Pietro Carta

Nacque ad Aggius nel 1820, da Leonardo e Vittoria Muntoni. Rimasto orfano di entrambi i genitori ad appena 12 anni, era stato allevato con cura ed affetto dagli zii materni, che non riuscirono mai a placare i suoi focosi sentimenti di vendetta nei confronti dei Mamia e degli Spezzigu, ritenuti responsabili di vecchi misfatti ai danni della famiglia Carta. Nel 1834, il giovanissimo vendicatore credette giunto il momento della rappresaglia. Appostatosi sopra un masso di granito alla periferia del paese, da dove poteva controllare agevolmente uno stretto ed impervio sentiero, attese con pazienza per alcune ore il passaggio di Andrea Luzzu Mamia, prima vittima predestinata. Appena lo vide sopraggiungere puntò il fucile e fece fuoco. La palla sfiorò la tempia sinistra del Luzzu, che cadde da cavallo ma che non riportò alcuna ferita. Qualche mese dopo, sempre nel 1834, Pietro Carta tese un’imboscata analoga ad Antonio Mamia Spezzigu, che rimase ferito soltanto di striscio. La miccia era ormai accesa. I Mamia, nonostante fossero ancora capeggiati dall’ormai anziano e malandato ex bandito Luzitta, ad Aggius non intimorivano più nessuno. Tuttavia, all’alba del 24 ottobre 1836, in contrada  La Falata di l’Abbatogghju, un ignoto sicario, appostato dietro lo spigolo di una casa disabitata, sparò contro Pietro Carta, che riportò una ferita alla spalla destra, per sua fortuna non grave. Dopo nemmeno un mese, sempre ad Aggius, qualcuno sparò ad Andrea Frau, che rimase illeso per miracolo .

Di questo crimine venne accusato ancora il latitante Pietro Carta, sul conto del quale pendeva già un mandato di cattura. Vista l’estrema situazione di pericolo per l’intera comunità aggese, ormai in procinto di dividersi in due grosse fazioni, si mossero le solite persone neutrali e più rappresentative, che crearono le condizioni per addivenire, nel 1837, alle paci. Gli animi si chetarono ma i vecchi rancori rimasero. Le famiglie contrapposte si tolsero il saluto in barba al solenne giuramento prestato dinanzi alle autorità civili e religiose. Si registrarono, poco dopo, i soliti reciproci danneggiamenti e piccoli furti di bestiame. Nelle campagne, ma soprattutto in paese, si respirava aria pesante. Le donne, anche quelle appartenenti a famiglie non direttamente coinvolte nella nimmistai, suggerivano agli uomini cautela e massima prudenza durante gli spostamenti. I fucili e le pistole dovevano essere sempre carichi ed a portata di mano. Bisognava cambiare gli itinerari, uscire possibilmente in due ed evitare di parlare in favore di questo o quel personaggio. Ciò nonostante, il 7 maggio 1838, in località Boda, alle porte di Aggius, due sicari aprirono il fuoco contro i cugini Antonio e Pietro (Luzitta) Mamia, mentre a cavallo si stavano recando allo stazzo della Giunchizza. […].

G.F.RICCI
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