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Pietro
Mamia, soprannominato "Luzitta" |
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Nacque
ad Aggius intorno alla seconda metà del Settecento. Si
dedicò fin da giovanissimo
all’abigeato ed al contrabbando, sfruttando le lunghe permanenze
della sua famiglia nello stazzo di Giunchizza.
Intelligente, scaltro,
spregiudicato, opportunista e coraggioso, era allo stesso tempo
cauto e lungimirante. Con
lo schioppo e con la pistola era considerato infallibile. Tutte
queste doti ed un carisma eccezionale gli consentirono di riunire
attorno a sé un numero ragguardevole di fedelissimi, pronti a
seguirlo in ogni momento ed a sacrificare persino la vita pur di
non tradirlo. Era
temutissimo sia dai nemici aggesi che dalle truppe regie; le quali
non riuscirono mai né a catturarlo né ad interrompere
definitivamente le sue losche attività. Le
autorità governative, al contrario, si videro costrette a
scendere a patti con lui, accordandogli anche l’impunità pur di
non trovarselo contro. La
primula rossa gallurese, soprannominata Luzitta
(o Lucitta, come riportano i documenti ufficiali) per via dei
suoi occhi infuocati e penetranti, commise il suo primo grave
reato uccidendo, il 14 maggio 1799, nelle campagne di Vignola, il
compaesano Martino Lepori. La moglie di quest’ultimo, Mattia
Malu, anch’essa di Aggius, si rivolse personalmente al viceré
per ottenere giustizia, denunciando per iscritto sia Pietro Mamia
che i di lui fratelli Giacomo e Michele.
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Luzitta,
che per il momento non intendeva affrontare né le famiglie rivali
né la truppa, ritornò momentaneamente a fare il contrabbandiere
lungo il litorale fra l’Isola Rossa e Vignola, insieme con la
sua banda che, quando era al completo, poteva contare un centinaio
di uomini armati e muniti di cavallo. Fra questi, i più
autorevoli ed agguerriti erano, oltre ai citati fratelli: Pietro
Brandingu Carbini, suo fedele braccio destro; Pietro Luzzu Ruzzanu
Mamia; Andrea Mamia Tansu e suo figlio; i fratelli Agostino,
Giovanni e Nicolò Pirodda; Franco Carbini Brandingo Mannu;
Giovanni Antonio Tirotto, ecc.. Erano, questi, tutti di Aggius e
proprietari di stazzi sparsi nelle cussorge dell’Isola Rossa,
Agultu e Vignola. A
giugno del 1799, Pietro Mamia, mentre a bordo di un’
imbarcazione tentava di raggiungere la Corsica con un carico di
bestiame rubato, fu intercettato da una gondola
regia pilotata da Leoni Millelire. Il bandito reagì esplodendo
una schioppettata che uccise all’istante il marinaio Pietro
Semedor. Riuscì quindi a dileguarsi insieme con i suoi complici
senza riportare nemmeno un graffio. Il suo nome era ormai noto
alle autorità, che cercarono invano di catturarlo mediante
spedizioni militari nelle campagne di
Aggius. Ai
primi di febbraio del 1800, gli uomini di Luzitta
furono sorpresi nell’insenatura denominata Cala
di Fava da alcune navi regie, mentre si apprestavano ad
imbarcare merce di contrabbando. Ne scaturì un prolungato
conflitto a fuoco che costrinse i marinai ad abbandonare
l’impresa per evitare di essere sterminati. Il
1° aprile dello stesso anno, Pietro Mamia ed una decina di
compagni furono localizzati in località Li Colti, vicino ad Agultu, da un contingente misto di Cacciatori
Esteri e di miliziani di Cagliari al comando del tenente
Giorgio Francesco De La Flechere (25 soldati in tutto).
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In
un primo momento i banditi, nascosti nel fitto della boscaglia,
iniziarono a sparare, allorquando si accorsero che i Cacciatori
stavano per incendiare le capanne ivi esistenti. Durante la
sparatoria rimasero feriti i soldati Vandeur e Fortunato. Il
primo, nonostante la brutta ferita alla schiena, riuscì a
sopravvivere; il secondo morì il giorno dopo nel villaggio di
Sorso, quando veniva trasportato all’ospedale dei soldati di
Sassari. Le truppe riuscirono ad evitare la disfatta con la fuga.
Le famiglie Lepori-Malu, intanto, che meditavano vendetta ma non
erano in grado di fronteggiare un nemico così numeroso ed
agguerrito, si misero a disposizione delle forze dell’ordine,
indicando i siti in cui potevano essersi rifugiati Mamia e
compagni. Fu così che
poco dopo il cav. Pes di Villamarina, di Tempio, comandante
militare della Gallura, organizzò uno sbarco alla Cruzitta,
dove si sarebbe dovuto trovare proprio il bandito aggese. Le
truppe furono trasportate a bordo del brigantino San
Vittorio (al comando di don Raimondo Mameli) e sbarcarono
silenziosamente a circa duecento metri dall’ingresso della
piccola insenatura. Luzitta,
che effettivamente si trovava lì accampato, non si fece
sorprendere ed insieme con i suoi uomini aprì il fuoco contro i
militari. Grazie
ad un attimo di smarrimento e di incertezza di questi ultimi,
riuscì ancora una volta ad allontanarsi senza alcuna conseguenza.
Dopo poche settimane
arrivò la vendetta del fuorilegge: con una fucilata in pieno
petto uccise personalmente Pietro Paolo Biancu, di
Aggius, solo perché era imparentato con i Lepori-Malu.
Sulla testa di Pietro
Mamia, ormai bandito catalogato,
venne posta una
taglia di 500 scudi, somma ragguardevole a quel tempo. Chiunque,
inoltre, avrebbe potuto ucciderlo senza alcuna conseguenza penale.
Nonostante
tutto, nessuno riuscì a catturarlo, né vivo né morto.
Nello stesso anno, anzi,
commise un altro delitto di sangue togliendo la vita, sempre con
una fucilata, all’aggese Giovanni Battista Malu, nemico giurato
per via della nota
nimmistai.
Si diede poi ai furti di
bestiame e ad altri crimini, terrorizzando soprattutto i pastori
delle cussorge tempiesi.
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La
situazione diventò, per le massime autorità galluresi,
assolutamente pericolosa ed inaccettabile. Pertanto venne chiesto
un immediato intervento del governo, che non si fece attendere. Fu
così che il 15 luglio 1801, il governatore del Capo di Sassari,
Placido Benedetto di Savoia, conte di Moriana, emanò il solito
pregone “minatorio” :«Essendo Noi appieno informati dei gravissimi replicati eccessi, che da
lunga mano si son commessi da non pochi pastori delle marine d’Agius
ed altri individui di quel villaggio…massime dal noto celebre bandito
Pietro Mamia, già esposto dal Governo alla pubblica vendetta…».
Il conte di Moriana ordinò
dunque una spedizione militare in Gallura accompagnata da uno
speciale magistrato munito di ampi
poteri giudiziari. Il
18 luglio 1801, proveniente da Sassari, giunse a Tempio, «dopo
14 ore di viaggio», la speciale delegazione regia. Il
21 luglio, dopo aver esaminato attentamente gli atti processuali
esistenti negli archivi della curia baronale tempiese, la speciale
commissione si trasferì ad Aggius per procedere agli
interrogatori di numerosi testimoni, ritenuti in qualche modo
informati sui fatti.
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L’incarico
di individuarli uno per uno fu affidato ad Antonio Simone Lepori,
sindaco del paese, che non trovò alcuna difficoltà nel reperire
una serie lunghissima di persone disposte a testimoniare contro
Pietro Mamia. Si trattava, infatti, di uomini appartenenti alle
famiglie rivali del latitante, fra i quali lo stesso sindaco, che
avrebbe voluto vedere Luzitta
appeso all forca. Inutile
sottolineare che tutti i testimoni deposero contro Pietro Mamia e
che qualcuno di essi rincarò la dose, asserendo che la banda di
fuorilegge operava molto spesso insieme a quella meno numerosa ma
altrettanto pericolosa capeggiata dall’aggese Salvatore Muntoni Bicchittu.
[…].
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G.F.RICCI
gioricc@inwind.it
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