C'erano
una volta il canto, la musica, il ballo, la lingua, le arti e i
mestieri tradizionali... ora non restano che echi nostalgici, immagini
sfuocate di una cultura locale che, fino a ieri, la Gallura era
riuscita a preservare.
Tutti noi che ormai viviamo i nostri cinquanta (e più) anni
ricordiamo la genuina spontaneità popolare delle manifestazioni
tradizionali che ingentilivano le solenni festività pasquali
e natalizie, o le ricorrenze del santo patrono, sia perché
da bambini fummo testimoni oculari delle "gesta canore e danzanti"
dei nostri maggiori (anziani), sia perché diversi di noi
furono anche piccoli interpreti della tradizione proposta nei diversi
raduni di piazza (vedi foto n.1). Non credo che sia andata
perduta, nei meandri della memoria, l'immagine delle riunioni serali
dei bambini seduti di fronte al fuoco del camino, assorti e rapiti,
in un misto di fascino e paura, ad ascoltare, dalla calda voce del
fabulatore anziano, li conti di lu fughili (racconti
e leggende), colorite storie di "eroi fantastici" vissuti
nelle nostre cussorgje (vallate), in un tempo senza
più data.
Ora, a ben guardare, si assiste ad un impoverimento impressionante
di quello che l'etnologo Cinese(1) ha definito "le manifestazioni
delle culture subalterne". Ci troviamo di fronte ad un degrado
dettato, congiuntamente, sia dall'avanzare della civiltà
tecnologica (imposta dalla cultura dominante),sia da maldestre operazioni
pseudo-etnologiche, promosse da alcune associazioni culturali e
dalle tante Pro Loco dei comuni della Sardegna (animate da cultura
subente e non semplicemente da cultura subalterna), con finalità
prettamente commerciali. Manifestazioni folkloristiche troppo spesso
soggette più ad una "cultura di mercato" che allo
"specifico culturale della propria zona" (villaggio/cussorgja)
che, per ragioni storiche, si trova inglobata in una estensione
territoriale più vasta, (regione/stato).
La "cultura tradizionale" viene così utilizzata,
anche nei centri dell'entroterra, come richiamo del flusso turistico
che da alcuni anni si registra nei litorali marini.
Così,
oggi, la "cultura popolare" è diventata "folklore"
nonostante il grido di allarme a suo tempo gettato dall'archeologo
inglese W. J. Thoms(2) sul significato ambiguo di questo
termine che, per un verso, si riferisce alle "manifestazioni
e alle rappresentazioni" che, in qualche misura, si rifanno
alla tradizione (Ballate), e per l'altro, indica lo studio dei costumi.
Dello stesso avviso è anche R. M. Dorson, direttore dell'Istituto
di Folklore di Bloomington (USA), il quale osserva che il valore
semantico di questa parola evoca sia i canti dei giovani dai lunghi
capelli che la brava gente del tempo antico. Povera cosa, dunque,
e non certo il reale spessore della cultura elaborata da tutto un
popolo attraverso i secoli della sua storia. Sul termine folklore
ebbe da ridire anche F. Alziator, insigne studioso delle "Tradizioni
Popolari Sarde". Egli non fu molto tenero con l'uso di questa
parola, anzi ebbe a dire che il termine "folklore è
una parola rabberciata a tavolino, unendo due sostantivi inglesi,
ormai fuori uso, che vanno a significare popolo e antichità.
È una parola contestata a livello scientifico e scaduta sempre
più fino a significare la paccottiglia spuria di cattivo
gusto dedicata al turista di
bocca
buona che vuol portarsi a casa il solito souvenir a poco prezzo
e a reclamizzare il balletto in costume locale che gli alberghi
propinano alla clientela ignara, che sorbisce per autentica la coreografia
ideata da un coreografo d'occasione e i costumi fatti in serie(3)…".
La tradizione
popolare, invece, rappresenta la storia reale di una comunità
(paese) e i tratti caratteristici di un popolo (territorio), per
questo recuperare la tradizione significa, di fatto, ritrovare le
"nostre radici sociali" (vedi foto n.2) e capire
che, sia pur con le varianti dovute agli elementi indigeni tipici
di ogni zona, l'estensione culturale di una comunità di viventi
supera i confini ristretti del singolo comune e abbraccia un più
vasto territorio; significa recuperare le autentiche espressioni
dell'intelligenza creativa della collettività umana che si
è adoperata, nei tempi passati, per la conservazione e la
continuità della propria discendenza (vedi foto n.3).
Considerata sotto questa prospettiva la "tradizione popolare"
non solo rivela l'ingegnosità di un popolo(4), ma
ne rivela anche i suoi tratti più caratteristici (usi, costumi,
cultura ed economia…) e ne illustra la sua storia… "La storia
dei nostri antenati", che poi, per eredità sociale,
è anche la nostra.